Birre alla zucca: 10 imperdibili assaggi delle birre nate grazie ai nativi d’America

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Da birra di sussistenza coloniale, a simbolo della notte più spettrale dell'anno. Ecco a voi la Pumpkin Ale!

Simone Massenza
Simone Massenza
crostini con zucca, bacon e birra

È appena passata la Vigilia di Ognissanti, e la tradizione cristiano-latina, un po’ alla volta, è stata contaminata dai festeggiamenti di “importazione” per Halloween.

Nata nel solco del folklore celtico-pagano, britannico ed irlandese in primis, portata dai primi coloni nel “Nuovo Mondo”, la Notte delle Streghe ha trovato casa (e nuovo smalto) negli States.

Da qui, consolidata nell’immaginario comune da fortunate pellicole ’80s, più o meno orrorifere, come una delle feste più affascinanti ed “Ammmerigane”, ha invaso tutto il mondo, a suon di dolcetto o scherzetto”, bambini in costume, lanterne e le sue immancabili… Birre alla Zucca!

PUMPKIN ALE, LA PRIMOGENITA BIRRA D’AMERICA

Si, non avete letto male e non sono impazzito, vengono realizzate proprio con il campione dei pesi massimi delle cucurbitacee: la zucca, “Pumpkin”, appunto, in inglese. Ma non pensate (solo) ad una trovata commerciale per tingere d’arancio le nostre pinte!

Le Pumpkin Ale rappresentano il retaggio di una tradizione antichissima (per una giovane nazione di “soli” quattrocento anni) legata all’emergenza ed alla sussistenza.

Le Birre alla Zucca, sono uno dei rari e pochi esempi atavici di Stile brassicolo totalmente Born in the U.S.A.

La prima traccia scritta risale al 1771, quando l’American Philosophical Society, fondata dal bostoniano Benjamin “The First American” Franklin, ne pubblica una vera e propria ricetta, ma la scoperta è anteriore.

birre e zucche

VADE RETRO AQUA!

Per tutto il medioevo è buona regola, in Inghilterra e più o meno in tutto il mittel-nord europeo, utilizzare i corsi d’acqua come scarico per ogni rifiuto immaginabile, rendendo pericoloso, insalubre o, addirittura, mortale berne.

Forti di questa retaggio, i primi proto-americani rimangono figli dell’equivalenza british, lapidaria e tranchant: bevo acqua = muoio, bevo birra = vivo. Semplice.

Non si sognano di ingollare nemmeno una goccia di H2O, nonostante i corsi d’acqua americani siano, evidentemente, purissimi.

Da qui, per non morir di sete, la Corsa all’Oro (biondo).

1587, i primi sparuti coloni britannici, sulla rotta segnata dai venexiani Zuan e Sebastian Caboto, iniziano, rudimentalmente, a brassare, e già nel 1621, un solo anno dopo essere giunti a Plymouth Rock, i perseguitati puritani Padri Pellegrini, dell’arcinota e fantomatica Mayflower, costruiscono, (badate bene!) come primo edificio della neonata colonia… un birrificio!

“NON DI SOLO PANE VIVE L’UOMO”, MA ANCHE DI FRESCA BIRRA!

A questo punto il problema degli Americani ante litteram erano le materie prime; i carichi mercantili dalla Madrepatria, attraverso l’Atlantico, sono sporadici, ed i loro tentativi di coltivare orzo infruttuosi.

All is lost! Ma prima di far suonare l’estremo brano alla Titanic Orchestra mentre il transatlantico affonda, giunge in loro soccorso il “Sachem” (Capo della Nazione Indiana) Massasoit, della tribù dei Wampanoag, (lo stesso del Thanksgiving Day… tanto per capirci) che insegna ai nuovi giunti come coltivare, ed usare – anche per la birra – gli esotici frutti della Nuova Terra.

In questo nuovo e vergine tripudio brassicolo, i coloni iniziano a fermentare qualunque cosa si possa trovare su suolo americano, tanta era la sete di birra; ma proprio qualunque!

Dai più “normalimais, avena e segale, fino a giungere a ghiande, carote, cachi, topinambur e gemme di conifere.

In questa folla corsa la zucca si piazza, grazie al suo quasi 10% di zuccheri (cioè materiale fermentescibile), ed all’abbondanza che la natura locale ne offre, sul gradino più alto del podio, facendo nascere la Pumpkin Ale.

ZUCCA E PROLETARIATO

Questo Stile, in realtà, non riscuote molta fortuna; viene considerato un prodotto plebeo e bizzarro, da brassare solo in tempi di assoluta carestia o necessità.

La Noblesse Oblige americana, che può permettersi il lusso del costoso cereale d’importazione europea, non la beve praticamente mai!

Il XIX secolo, complici i miglioramenti agricoli e la fornitura stabile d’orzo di qualità, decreta la fine delle Birre alla Zucca, destinate ad un totale oblio.

Ma come scrive Antoine de Saint-Exupéry, “Per ogni fine c’è un nuovo inizio”, e la nostra cucurbi-rra viene rispolverata durante la Craft Beer Revolution americana dei Fabolous ’80s.

RENAISSANCE IN SALSA DI ZUCCA

Il suo (ri)scopritore ha un nome ed un cognome: Bill Owens, del Buffalo Bill’s Brewery, Hayward, California.

Nel 1985, dopo essere venuto a conoscenza di una ricetta scritta sua sponte da, niente di meno che – rullo di tamburi – George Washington (“IL” Mastro Birraio americano, ed a tempo perso Presidente degli Stati Uniti), utilizzata dallo stesso, per produrre la propria riserva personale di birra alla zucca, decide di riprodurla one shot.

Da qui, aggiustando il tiro ed inserendo malto d’orzo e spezie (non più zucca tout court), crea l’American Original Pumpkin Ale, la capostipite delle specie.

Alea Iacta Est! Complice il facile posizionamento commerciale per Halloween ed il lato True American della pancia della Nazione, non poteva che essere un successo, fino ad essere “ufficialmente” riconosciuto come Stile vero e proprio dal BJCP (Beer Judges Certification Program, alias la Bibbia brassicola mondiale), sotto il nome di Autumn Seasonal Beer.

La Pumpkin Ale 2.0 risulta quindi una birra dolce, dal colore (quasi sempre) arancio, ed abbondantemente speziata, grazie all’utilizzo di cannella, noce moscata, zenzero, chiodi di garofano o pepe della Jamaica, che deve ricordare più una fetta di americanissima Pumpkin Pie (Torta di Zucca), tipica di Halloween e del Thanksgiving Day, che una Birra alla Zucca coloniale.

torta alla zucca

UNMISSABLE: LE PUMPKIN ALE AMERICANE

Da inserire immantinente nella vostra To Do List:

l’American Original Pumpkin Ale di Buffalo Bill’s Brewery, icona assoluta, ancora stabilmente in produzione, a cui si è affiancata, sempre dello stesso birrificio, la Black Pumpkin Oatmeal Stout, su base birra scura scozzese d’avena.

– le tre referenze di Al di Elysian Brewery, Seattle: la più classica Night Owl, in puro stile conservatore Owensiano, The Great Pumpkin, che con i suoi 8.4% abv, la prima Imperial Pumpkin Ale della storia, ed infine la Punkuccino, base Coffee Stout, birra scura al caffè di scuola inglese, ma ufficialmente adottata dagli States.

– la Punkin’ Ale (da Pun, “gioco di parole” in inglese e Pumpkin, “zucca”) di Dogfish Head, Milton, Delaware

– la Jack-O di Samuel Adams

E se avete ancora sete…la Pumpkin Patch Ale di Rogue Ales, la Smashed Pumpkin e la Pumpkinhead di Shipyard, e le (semplicemente) Pumpkin Ale di Schlafly o di Great Divide.

THE ITALIAN JOB

Ed in Italia? Dopo alcuni anni di assoluta latitanza, comincia a fare capolino, anche nel Belpaese, una discreta produzione di Birra alla Zucca, tanto da potervi consigliare un ulteriore lista di Must-See:

Zucca di Baladin, nata per la Fiera Regionale della Zucca di Piozzo (CN), il più importante festival italiano a tema, giunto alla venticinquesima edizione

Mantua di Luppolajo Farmhouse, Castel Goffredo (MN), 100% di zucca mantovana, disponibile (rarità) all year long

– la Pumpkin Ale di The Wall, disponibile presso i loro due brewpub, ovviamente fino ad esaurimento, a Venegano Inferiore (VA) e nella capitale meneghina, per l’esattezza Quartiere Isola, nord di Porta Garibaldi

E per il prossimo ottobre, save the date, per The Great Pumpkin Beer Festival, la più importante manifestazione mondiale sulla Birra alla Zucca, con ottanta Pumpkin Ale differenti in degustazione e due date, fra Seattle e San Diego.

Questo si che è il vero Treat di Halloween!

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