Chi dice birra dice donna
8 donne che hanno cambiato, o stanno cambiando, la storia della birra.

Quando diciamo “birra”, l’immaginario comune si riempie di omoni barbuti e panciuti, grandi boccali sbattuti sui banconi dei peggiori bar di Caracas, Cowboy con Stetson e camperos ai piedi o Hells Angels con le loro Back Patch, e tutto il machismo da luogo comune che potete trovare in un Bignami o nel Bar Sport sotto casa.
Bud Spencer beveva birra (accompagnata dai suoi iconici fagioli), Joe Cocker (e la sua voce graffiante e profonda) beveva birra, il tre volte Campione del Mondo di Wrestling, Andrè the Giant (226 cm per 290 kg), beveva birra.
Insomma, roba da duri, roba da maschi (senza dimenticarci, fra i testimonial, un sempiterno Arnold Schwarzeneger e, soprattutto, Homer Simpson…), dove la donna viene relegata ad un sottobosco da pin-up.
Nulla di più falso.
La birra è femmena (lo dice la parola stessa, singolare femminile), e se oggi abbiamo la fortuna di poter aprire il frigorifero di casa, o di recarci al pub, e bere una dissetante bionda, beh… un grazie alle donne (molto più grande di quanto pensiate) è doveroso.
In questo 8 marzo, per celebrare a modo nostro la Giornata Internazionale della Donna, ecco a voi otto donne che hanno rivoluzionato le nostre pinte.
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MARY LISLE
Nel 1734, a Filadelfia, Pennsylvania, US, in un mondo tanto industrializzato quanto maschilista, Mary Lisle, contro tutto e tutti, prende le redini del birrificio Edinburgh Brewhouse, divenendo la prima Mastro Birraio donna dell’era moderna.
In questi tre secoli tante altre eroine del boccale si sono affacciate al mondo birrario, dove oggi più del 35% degli operatori del settore sono donne, sfatando per sempre la vana prerogativa maschile.
Il primato italiano va invece a Rosa Gravina, dell’Orzo Bruno di Pisa.
Mastro Birraio dal 1995 (gli albori della birra in Italia), formatasi al Lambrate, Milano, apre nel 2003 il proprio Birrificio Artigiano, ed è in assoluto uno dei decani del movimento craft italico.
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CLEOPATRA
Più nota ai posteri per aspidi assassine, resa immortale, da Shakespeare alla Diva dagli Occhi Viola (alias Elizabeth “Liz” Taylor), la sesta regina Tolemaica d’Egitto è uno dei principali artefici dell’introduzione della birra in Italia.
Abile tessitrice diplomatica e femme fatale, la Regina delle Regine, ammaliando (in ordine) Cesare ed Antonio, facilita l’esportazione di Zythum e Curmy (le principali birre egizie) nella Roma enoica, complice la sua abitudine di fare bagni nella birra per rendere la sua pelle morbida e vellutata.
Cleopatra VS Poppea 4:0

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TERI FAHRENDORF
Nata in Wisconsin, da una famiglia di origini tedesche, è stata Mastro Birraio di River North, Golden Gate, Triple Rock e Steelhead per una decina d’anni.
Nel 2007 attraversa tutti gli Stati Uniti, Oregon-Maine A/R, 20.368 km, armata dei suoi inseparabili stivali rosa di gomma, andando a conoscere, presso i rispettivi birrifici, le prime 70 donne del comparto brassicolo che operavano negli States.
L’anno seguente fonda la Pink Boots Society, la prima organizzazione al mondo che supporta, con formazione e tutoraggio, le donne che lavorano o vogliono lavorare nella birra.
Nel 2011 crea anche Barley’s Angels, organizzazione per tutte le Beer-Lover non professioniste.
Grazie ad un consumo ed un interesse ormai trasversale (oltre il 70% delle donne apprezza la birra), dopo i suoi esempi, sono nati progetti in tutti il mondo, fra cui, in Italia, Le Donne della Birra.
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ANNE-FRANCOISE PYPAERT
É la prima donna a detenere il titolo di Mastro Birraio in un birrificio Trappista, forse il più iconico.
Parliamo di Anne-Françoise Pypaert e della Brasserie d’Orval, presso l’Abbazia di Notre Dame d’Orval, Belgio.
Unica donna ad aver mai lavorato in questo monastero, dopo 21 anni di duro lavoro, ed un’eredità pesante come un macigno lasciata da Jean-Marie Rock (geniale e celebrato Mastro Birraio al vetriolo, giunto al traguardo della pensione dopo trent’anni di cotte), dal 2013 è lei a tenere, saldamente e con grande successo, le redini del birrificio.
La Val d’Or si tinge de rose.
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SORELLA DORIS
Al secolo Doris Engelhard, Bavarese (neanche a dirlo), classe ’49, Suora delle Povere Francescane della Sacra Famiglia, rappresenta il contraltare in rosa delle birre Trappiste o d’Abbazia che tutti conosciamo.
Nella secolare tradizione monastica europea, la birra non era affatto d’appannaggio esclusivo dei confratelli, ma anche numerose consorelle (basti pensare al birrificio Reutberger, sempre in Baviera e sempre delle Suore Francescane) brassavano.
Sorella Doris è solo l’ultima della specie; da 53 primavere, nonostante i suoi 73 anni, ogni mattina alle 03.30 (dispensata dalle funzioni del mattino dalla Priora) sveste i panni di suora e si trasforma in braumeister, contribuendo, in maniera significativa, al sostentamento delle sue 490 sorelle del monastero di Mallersdorf.
Produzione di nicchia di soli 800 hl/anno, esclusivamente stagionale (a rotazione Maibock, Doppelbock, Zoigl e Lager) e cruda.
Non c’è e-shop, nessuna spedizione, la potete trovare solo nelle birrerie del Circondariato di Straubing-Bogen, Bassa Baviera (o presso lo spaccio del convento); una visita vale la pena.
A Sorella Doris anche il primato d’aver mostrato la strada (brassicola) ad altre Comunità femminili religiose, che sono tornate alle antiche produzioni, come le colleghe/rivali Benedettine di Maredret (con l’omonima birra), ad Anhee, Belgio.
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ALEWIFE
Grande, grosso, forzuto, maschio, a metà strada tra Efesto e Fulliautomatix (il fabbro del villaggio gallico di Asterix), ecco il prototipo del Mastro Birraio.
Falso. Questa antica professione (probabilmente il secondo mestiere più antico della storia… o il primo lecito), per tutta l’antichità, è un lavoro da…vere donne!
Nel corredo da sposa di ogni brava sumerassirobabilonese (ma anche Inca o Vichinga) non può mancare il necessario per produrre birra.
L’apice di questo monopolio femminile lo si raggiunge fra il XIV ed il XVIII secolo, quando oltre l’80% della produzione europea è saldamente in mano alle donne, le cosiddette “Alewife”.
Sono loro che conservano, passandola di madre in figlia, l’antica tradizione erborista europea, sono loro che inventano le insegne a bandiera (quando la birra era pronta per essere venduta, non possedendo altro, fissavano una scopa fuori casa), divenute tipiche di taverne e birrerie, sono loro che inventano i tanto amati pub e la figura del publican.
Le nostre Mastre Birraie aprono la loro dimora a chi vuole semplicemente bersi un boccale o comprarsi una botte, facendole diventare Pub(lic House), case aperte al pubblico.
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LA SCOPRITRICE
Non abbiamo né una faccia né un nome, ma sappiamo con certezza che è di genere femminile.
La madre putativa della nostra amata birra, Cristoforo Colombo in gonnella solcante bionde onde, l’essere umano che ha cambiato il corso della storia era donna.
10.000 a.C., Mesopotamia, (società nomade di cacciatori = maschi, raccoglitrici = femmine) la nostra Eva brassicola, dimentica la sua giara di cereali selvatici (grano, orzo o farro) appena raccolti.
La pioggia ed il calore del sole, alternanti in quelle lande, compiranno il resto della magia,
The Beer was born.

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HILDEGARDA VON BINGEN
Una delle menti tanto eclettiche quanto (immeritatamente) meno note del basso medioevo.
Fisica, filosofa, medica, poetessa, drammaturga, politica, pittrice, linguista, farmacista, naturalista, teologa, naturopata, scienziata, psicologa, erborista, musicista, cosmologa e scrittrice.
Nel tempo libero monaca, badessa, esorcista, Beata e Santa.
Andrebbe citata, nei libri di storia, al pari di geniali colleghi masculi come Leonardo o Dante.
Nata nel 1098 in un piccolo paesino della Renania, Germania, divenuta monaca benedettina nel 1112, scrive ben 13 opere su vari argomenti, dipinge codici miniati, compone canti gregoriani e crea la Lingua Ignota, una lingua artificiale, con tanto di proprio alfabeto di 23 lettere, ben prima dell’Esperanto di Zamenhof o dei Linguaggi della Terra di Mezzo di Tolkien.
Sfida apertamente, con parole durissime (e senza essere decapitata), l‘Imperatore Federico Barbarossa, per aver opposto due Antipapi a Papa Alessandro III ed è la prima donna della storia a descrivere, senza curarsi del clero o di Roma, l’orgasmo femminile! In una parola ri-vo-lu-zio-na-ria!
Oggi, se diciamo birra, intendiamo acqua, malto, lievito e luppolo, ma quest’ultimo, prima degli studi di Ildegarda, non era pervenuto; nella cervogia ci si buttava di tutto (davvero di tutto! Dai lamponi al mirto, il famoso Gruyt) tranne la rampicante cannabacea.
Nel suo “Libro delle Creature” parla (anche qui per prima) del luppolo che “grazie alla sua amarezza, blocca la putrefazione di certe bevande alle quali lo si aggiunge, al punto che possono conservarsi molto più a lungo”.
La birra (complice anche Martin Lutero e la Riforma Protestante) non sarà più la stessa.
E se oggi possiamo godere di una dissetante amarezza e di una ricchezza aromatica, beh, lo dobbiamo innegabilmente a lei.
Alziamo i boccali inneggiando un grande Cheers, riconoscente, a tutte le donne, passate, presenti e future che con la loro passione o dedizione, renderanno il mondo migliore…o almeno le nostre pinte!
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