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Proibizionismo US: 90 anni fa tornava la birra nel bicchiere!

Negli States, il 16 Gennaio 1920, furono proibiti la fabbricazione, vendita, importazione, esportazione e, dal 1929, anche il consumo di ogni prodotto alcolico, birra compresa. E poi? Cosa successe? Scopriamolo insieme.

Simone Massenza
Simone Massenza
birra e proibizionismo

In questi tempi liberali, open-minded e, fortunatamente, rispettosi dell’individuo e delle sue differenze, ci può apparire strano, ma fino all’altro ieri eravamo un manipolo di bacchettoni.

L’Uomo, fin dalla sua casuale ed involontaria scoperta nel Mesolitico, ha sempre amato l’alcol, e non si è mai sognato di privarsene. Un consumo responsabile, e soprattutto di qualità, è la strada maestra, oltre al mio personale invito.

Ma fra consumo responsabile e divieto ce ne passa.

MOVIMENTO PER LA TEMPERANZA

Fra Ottocento e Novecento, nei tanto libertari States, nascono i Movimenti per la Temperanza e le Società per la Sobrietà. Gruppi fondamentalisti e moralisti organizzati, come la Lega Anti-Saloon, la Società Americana per la Temperanze, il Partito Proibizionista o (il mio preferito) la Società per la Soppressione del Vizio. Scopo di tanta massa critica, riportare sulla retta via (Oh my Lord), per legge, le pecorelle smarrite, alla faccia del libero arbitrio.

Se la prendono con tutto, dal divieto di mostrare opere d’arte con figure umane nude (caro Michelangelo vergognati e pentiti del tuo lascivo David!), ai testi medici che rappresentano il corpo umano (auspicabile laurearsi in chirurgia senza mai vedere un umano nudo), passando per il controllo della corrispondenza epistolare privata (pensa se avessero letto i tuoi messaggi su Telegram), il gioco d’azzardo, la prostituzione, fino alla lunghezza delle gonnelle femminili, che avrebbe dovuto essere stabilita per legge.

L’apice si tocca quando vogliono proibire i rapporti anche alle coppie sposate, se troppo focosi. Fallo pure con tua moglie o tuo marito, ma con poca passione, e pure un po’ svogliato, sennò è sconveniente.

PUBLIC ENEMY NUMBER ONE

Poi trovano il nemico pubblico numero uno: l’alcol. Che gli Americani siano il popolo più assetato della storia, vizio preso dagli avi Britannici, alias i più assetati del Vecchio Continente, è un fatto. Come è un fatto che all’epoca hanno oggettivamente problemi con un eccessivo consumo.

Ma per i sobri Temperantisti l’alcol è la causa di ogni male: aggressività, disturbi della concentrazione, assenteismo sul lavoro, divorzi e perfino stagnazione economica (ci mancava solo la CO2 ed il riscaldamento globale). Il 2 Giugno 1851, riescono a far approvare la Maine Liquor Law, valida solo per il suddetto Stato, la prima forma di proibizione alcolica su territorio americano, a cui si aggregano, entro il 1880, altri 14 Stati.

Nel 1908 fanno anche approvare una legge per dare alle singole Contee, Città o Villaggi l’opportunità di determinare, tramite referendum popolare o ordinanza, se rimanere “Wet” o divenire “Dry”.

IL PROIBIZIONISMO È LEGGE

Grazie a nuovi facoltosi adepti, come il petroliere miliardario John Davison Rockefeller (l’uomo più ricco mai vissuto sulla Terra) o Henry Ford (il papà dell’automobile), riescono a fare pressioni sul Congresso, fino a far approvare, nel 1919, il famigerato National Prohibition Act, ribattezzato Volstead Act, in onore del primo firmatario, il Deputato Repubblicano Andrew John Volstead.

Entra in vigore, il 16 Gennaio 1920, come XVIII Emendamento alla Costituzione, proibendo fabbricazione, vendita, importazione, esportazione, e, dal 1929, anche consumo di ogni prodotto alcolico, Birra compresa.

Dopo una iniziale proposta, tesa al compromesso, del Presidente Thomas Woodrow Wilson (contrario), di fissare almeno a 2.75% ABV il limite per i fermentati, viene invece normato a 0.5% ABV, più o meno come una odierna bevanda analcolica.

I Birrifici, all’epoca ben 1.300 impianti dalla California al Maine, per cercare di sopravvivere, provano inizialmente a produrre Tonics, nuove bevande fermentate alternative, come la Root-Tea (con corteccia di sassofrasso), ribattezzata, per l’occasione, Root-Beer, nella vana speranza di venderne di più, o riscoprendo la storica britannica Ginger-Beer (con zenzero). Ma dopo un iniziale successo, complice l’effetto novità, è un completo fiasco.

UNA PINTA DI QUASI-BIRRA, GRAZIE

Passano quindi a produrre Birra alcohol-free, che, per limiti tecnologici dell’epoca, viene realizzata o per evaporazione, riscaldandola ad 80°C per 30/60 minuti, bastanti a rimuovere l’etanolo, o per diluizione, aggiungendo acqua fino al raggiungimento della gradazione richiesta e necessaria per legge.

I Birrifici più piccoli sono i primi a soccombere, ed i grandi realizzano queste nuove birre analcoliche, dai nomi evocativi: la Lux-O di Stroh’s e la Pablo di Pabst (oggi entrambe Pabst), la Famo di Schlitz, la Vivo di Miller (oggi Molson Coors), la Yuengling Special e la Por Tor di Yuengling e la Bevo di Anheuser-Busch. Queste nuove Birre analcoliche prendono il nome di Temperance-Beer o Near-Beer (quasi Birra), ma, anche in questo caso, la richiesta è flebile (Houston, we have a problem).

Tanti i Birrifici che soccombono, l’85%, e con essi numerosi gli Stili americani che, come Gorilla di Montagna, sono destinati all’estinzione. Kentucky Common, American Lager ed American Porter, tre fra le Birre a stelle e strisce più consumate e diffuse, spariscono dalla circolazione, e si deve aspettare un secolo (2010’s) per rivederle.

Inizia a circolare Birra (vera) di contrabbando, portata sottobanco dai vicini Canada, o meglio da quelle province non contagiate dall’onda del Proibizionismo, e Messico, come quella “importata” da Joseph Patrick Kennedy Sr (in arte “Joe”), il papà del futuro Presidente JFK, o prodotta dai Moonshiner nostrani, nei boschi, di notte. Ma non tutti i Mastri Birrai sono disposti a cedere, ed alcuni iniziano a produrre Near-Beer un po’ meno Near e più Beer. È l’iconico e famoso caso del Birrificio Harvard, di Lowell, Massachussets US.

BIRRA ANALCOLICA CON ALCOL

Fondato nel 1893 come Consumers’ Brewing Company, decide di riprendere a produrre Birra tradizionale, ma di imbottigliarla come analcolica. Il successo è garantito, ed il Birrificio vende fiumi e fiumi di bionda come non mai. Purtroppo la cosa sfugge leggerissimamente di mano.

La voce si sparge un po’ troppo, e, nell’Agosto del 1925, centinaia di cittadini americani, stanchi di bere soda, organizzano un assalto, non alla diligenza (come da vero Spaghetti Western che si rispetti), ma al camion delle consegne! Scatta una rissa colossale, urla, pugni, colpi anche sotto la cintola, dove uomini e donne si azzuffano, in mezzo alla strada, per accaparrarsi almeno un tanto agognato barile.

La polizia è costretta ad intervenire per sedare la rivolta, ed accortasi della natura “speciale” della suddetta Birra, chiama i piani alti. I Federali, anzi quelli del Bureau of Prohibition, la nuova Agenzia, con ben 1.520 agenti, formata appositamente, esclusivamente, per combattere l’alcol.

I Federali si recano immediatamente da Harvard, ma gli viene negato l’ingresso per mancanza di un mandato di perquisizione. Sentendo però, dietro al portone d’ingresso, un via vai ed un trambusto troppo eccessivi ed ingiustificati, quelli del Bureau decidono di prendere il toro per le corna, e lo sfondano.

Sorprendono tutto il personale intento a svuotare i fusti di Birra nel vicino fiume Meadow Brook. 380.000 litri di Birra, molto, ma molto Beer! Il caso Harvard, non è né unico, né isolato, ed il panorama brassicolo Made in USA è un disastro.

BIRRA E MALAVITA

I Roaring Twenties sono costellati da Birrifici chiusi, Stili scomparsi, Near-Bear, finte Near-Bear, Tonics che nessuno vuole bere, Birre vere ma di contrabbando e pessime Birre auto-prodotte abusivamente.

Il tutto condito da gangsterismo, con un Al(phonse Gabriel) Capone, aka Scarface, sempre in prima fila, che controlla il commercio illecito dell’alcol (miliardi di dollari), ed una galassia di decine di migliaia di Speakeasy (o Blind Pig, o Blind Tiger), nati dal 1888 per l’aumento delle tasse sulle licenze commerciali, pronti a servirlo a suon di Boogie Woogie, Fox Trot e Charleston.

Dopo dieci anni di scontri, costi, insoddisfazione dei cittadini e mancanti introiti dalla tassazione (svariati miliardi di dollari), pur avendo contenuto le morti per cirrosi epatica e gli arresti per ubriachezza, gli Stati Uniti sono costretti ad istituire, dopo la Crisi del ’29 ed in piena Great Depressionnuove tasse sulle grandi imprese e sui contribuenti più ricchi. I miliardari, come John Pierpont Morgan Jr, figlio del banchiere J.P. Morgan, toccati sul portafoglio, passano dal sostegno al Temperantismo al totale liberismo, appoggiando il nuovo Candidato, e futuro Presidente, Franklin Delano Roosevelt ed il suo slogan “Una nuova era, e una birra per tutti!”.

È UN BUON GIORNO PER UNA BIRRA

Il 12 marzo 1932, insediato da soli otto giorni, al lancio del suo New Deal, dichiara: “I think this would be a good time for beer!”.

Nove giorni più tardi, approva il Cullen-Harrison Act, noto come Beer-Wine Revenue Act, con il quale riporta, dopo tredici anni, la Birra nella legalità, purché sotto i 3.2% ABV. A distanza di circa un anno, il 17 Febbraio 1933, conosciuto come New Beer’s Eve, il nuovo Blaine Act pone fine al Proibizionismo, entrando in vigore come XXI Emendamento, unico caso nella storia americana di revoca di un emendamento.

Alle ore 17.27 del 5 Dicembre 1933, milioni di americani, fra cui Maggiorenni che hanno atteso 14 anni per il loro brindisi, possono ordinare nuovamente una Pinta, ed in sole 24 ore vengono consumati 1,8 milioni di ettolitri di Birra, pari ad un milione e mezzo di barili.

Il Proibizionismo, come conseguenza, ha fatto sopravvivere, esclusivamente, quei pochi grandi gruppi industriali brassicoli massificati che hanno potuto reggere il decennio. Dobbiamo attendere gli anni ’70, con l’American Renaissance, per tornare finalmente a bere una buona Birra.Rimane un piccolo retaggio, legato alla devolution locale del 1908, riconosciuto da 33 Stati su 50, che permette ad 83 Comunità negli States (solo lo 0,5% della popolazione) di essere, ancora oggi, Dry County.

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