Lo zorro della Basilicata: il #saggio aglianico del vulture

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Un aglianico che non passa inosservato....soprattutto sui sorrisi viola di chi lo beve! Il classico rosso che lascia il segno...come Zorro!!

Redazione di Vinhood
Redazione di Vinhood
Vino rosso saggio Aglianico

Una zeta che squarcia una tela nera e non ci sono dubbi: il leggendario Zorro è passato di lì!

E anche questo Aglianico del Vulture di Quarta Generazione, un rosso tenebroso e temerario come l’eroe latino, lascia un segno indelebile sui sorrisi di chi lo beve e si firma in etichetta con il suo marchio di fabbrica: una macchia rosso purpurea.

Dal temperamento deciso, corposo, con un tannino graffiante e macho è il rosso potente adatto ai bevitori con gli attributi.

Un vino con un carattere #Saggio per necessità e non per scelta. 

D’altronde nasce in Basilicata, una terra passionale e a volte ruvida, a cui ci si deve adattare per sopravvivere. Qui i vigneti si arrampicano sulle pendici del Monte Vulture, un vulcano a sette punte, ormai spento, da cui le viti succhiano tutta quella mineralità che ritroviamo nel calice.

È inattivo, sì, ma è  preceduto da una fama da brividi: si narra fosse “terribile e ardente”.

Sarà per il timore che ha sempre incusso questo imponente e millenario guardiano, che la Basilicata è rimasta per anni, un luogo inesplorato da cui i più codardi si tenevano alla larga.

Tanto che si iniziò a sospettare che anche questa regione, come il Molise, non esistesse. Che fosse solo leggenda.

È servito il film di Rocco Papaleo “Basilicata Coast to Coast” per sciogliere ogni dilemma e svelarne le sue meraviglie.

Ma, per i più dubbiosi, per chi pensa che il cinema sia solo finzione, ecco la prova in carne ed ossa, o meglio, in antociano e tannino, della sua esistenza: l’ Aglianico del Vulture di Quarta Generazione.

E che grinta ragazzi!

Non è certo uno di quei vini #Saggi con cui fare due chiacchiere seduti su un divano, mentre ci dispensa consigli e frasi incoraggianti.

Schivo e misterioso – devi scovarlo tra gli scaffali in enoteca – si manifesta all’occorrenza e ti intrattiene il palato come un avvincente duello tra spadaccini, pieno di prodezze e acrobazie.

Ma ha un animo raffinato. Come Zorro nasconde un’identità segreta. 

Dietro quel mantello scuro e un’acidità affilata come una lama, cela un naso elegantissimo.

Poco a poco, mentre prende confidenza con l’ossigeno, sprigiona una complessità di aromi che non ti aspetti, e si apre su note di violetta, cannella, pepe nero, chiodi di garofano e frutta rossa matura.

E conosci l’altra sua faccia, quella più gentile e colta di Giovanna Paternoster, la produttrice lucana che porta avanti la tradizione enologica di famiglia, arrivata ormai alla quarta generazione appunto.

Molti lo definiscono il Barolo del Sud, ma a me piace chiamarlo La Volpe del Vulture. 

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