BIRRE DI NATALE: COME RICONOSCERLE E PERCHÈ NON SONO AFFATTO UNA COMMERCIALATA

Simone Massenza

la storia delle birre di natale con babbo natale che abbraccia un boccale di birra

Si legge “Birre di Natale” e subito nelle nostre menti scatta l’escalation di immagini tristi di facce martoriate di poveri commercianti costretti a indossare delle umilianti corna da alce a 50 anni o urticanti cappelli da Babbo Natale col pon pon moscio. Che praticamente è un’allegoria del loro modo di sentire “lo Spirito del Natale”.

Insomma la classica commercialata natalizia.

Eppure queste Birre, che non appartengono a un vero e proprio stile, vantano una storia antichissima che merita di essere raccontata per comprenderne al meglio la ricchezza.

Originarie del Mittel-Nord Europa, sono poi approdate negli Stati Uniti, dove vengono chiamate Christmas Beer e, con l’appropinquarsi dell’Avvento e delle Festività, ogni anno, ormai anche in Italia, si sente sempre più spesso parlare di Birre di Natale.

Di cosa si tratta realmente?

Si tratta di birre, tendenzialmente, dal buon tenore alcolico, 6/14%, con colori che vanno dall’ambrato al marrone scuro, dolci, dalla schiuma fitta e compatta, particolarmente intense, complesse e speziate. Insomma un’esplosione di gusto che sembra ridacchiare OH OH OH, solo annusandole.

esempio di birra di natale

Queste stagionali possono essere considerate, a tutti gli effetti, delle Vintage Ale -birre d’annata, nel mondo del vino si direbbe millesimate- dal momento che non si ripresentano mai perfettamente uguali a quelle dell’anno precedente.

Pur essendo state riconosciute come Stile brassicolo, con il generico nome di Winter Seasonal Beer (Birre Stagionali Invernali), hanno poche regole, non sempre obbligatorie e decisamente vaghe, lasciando ai mastri birrari la possibilità di sbizzarrirsi spesso con ricette ardimentose, per rendere unica la loro Bière de Noël.

Ma come sono nate?

BIRRE CON ORIGINI ANTICHISSIME: LE FACEVANO ANCHE I VICHINGHI

Chi l’avesse mai detto che birre che evocano affaccendati e dolci folletti e aiutanti di babbo Natale celano in realtà un’origine così maschia.

Le radici pagane di queste birre sono così profonde che neanche l’avvento del Natale é riuscito a sradicare, limitandosi a sovrapporsi alle feste per il solstizio d’inverno.

Bisogna tornare indietro almeno al V sec. d.c. per scoprire le prime progenitrici delle attuali Birre di Natale: le Juleol vichinghe, birre estremamente forti prodotte in occasione dello Jul (“Natale” in norvegese), festa pagana in onore di Freya ed Odino, le Wassail anglosassoni (dall’old english “Ves heil” letteralmente sìì sano, salute a te), una sorta di vin brûlé a base di birra, realizzato con l’aggiunta di mele arrostite, o i britannici Lambswool o Lamb’s Wool (Lana d’Agnello, per sottolineare l’aspetto della schiuma soffice e vaporosa), bevande calde prodotte con birra, spezie e mela stufata.

Bere queste birre era considerato un vero e proprio rito, sia per augurarsi una buona salute per affrontare l’inverno, sia per riscaldarsi viste le temperature rigide.

COME SONO ARRIVATE FINO A NOI

La storia moderna, che continua ininterrottamente fino ad oggi, nasce invece nell’Ottocento, in Belgio, con le Kerstbier (in fiammingo) o Biére de Noël (in francese), termini che per eccellenza identificano queste produzioni, nate nei piccoli birrifici dei Villaggi, all’epoca più di 3.000, inizialmente per un consumo familiare per le feste, per poi divenire cadeaux natalizio per i dipendenti. 

Da qui il giro si allargò come regalo per gli amici; poi passarono in vendita per gli abitanti del villaggio, ed infine, agli inizi degli anni ’70, come strenna natalizia per i clienti più affezionati.

Dopodiché, negli anni ’80, ci fu un vero e proprio boom, e le Kesrtbier si fecero conoscere ed apprezzare in tutto il mondo, influenzando anche le vicine produzione birrarie di Alta Francia ed Olanda.

esempio di birre di Natale

Il caso più emblematico fu quello della Avec Les Bons Voeux (in vallone “con i migliori auguri”) del birrificio Dupont di Tourpes; birra nata e pensata come omaggio, da qui il nome, per i migliori clienti per il Natale 1970. Fu tale il successo e la richiesta che il birrificio fu costretto a commercializzarla regolarmente, da allora, ad ogni Natale, ancora oggi.

Fra le decine e decine di produzioni belghe, è impossibile non citare la Stille Nacht del birrificio De Dolle Brouwers (in fiammingo “I Birrai Pazzi”) di Essen, nelle Fiandre Occidentali, (paese in cui annualmente si svolge il Kerst Bier Festival, il festival internazionale delle Birre di Natale) forse la più famosa ed ambita fra le Winter Seasonal Beer, per la quale, ogni anno, si scatena un’attesa ed una aspettativa non indifferente fra gli appassionati di tutto il mondo.

evento birra

Queste birre, ancora oggi, come nel medioevo, vengono prodotte in estate e vendute, dopo lunga maturazione, solo all’inizio dell’Avvento, in concomitanza con l’apertura dei mercatini di Natale, fortemente diffusi in tutta l’Europa centro-settentrionale.

Nel mondo britannico troviamo invece le Winter Warmer (letteralmente “riscaldanti per l’inverno”) o Winter Ale, pronipoti delle bevande anglosassoni (non a caso è assente ogni riferimento al Natale cristiano…), giocate sul corpo e sul tenore alcolico.

In questo panorama, ricco di fantasia, inventiva, talento poteva forse mancare l’Italia?

Assieme alla vicina Svizzera ed agli Stati Uniti, siamo uno dei paesi, non facenti parti delle macro-famiglie storiche (Belgio, Germania e Regno Unito), che meglio ha interpretato, inventato e prodotto Birre di Natale, ormai fin dal 2004, quando a Piozzo (CN) il mitico mastro birraio Teo Musso del birrificio Baladin ha prodotto la sua Nöel, la prima Christmas Beer italiana. Quest’anno ne propone una al cioccolato con fave di cacao Criollo di Domori.

birra di Natale di baladin

Da li, in questi sedici anni, la tendenza è andata ad allargarsi a macchia d’olio, ed ormai tantissimi birrifici artigianali italiani producono ottimi esempi di birre natalizie, La qualità di queste birre è sempre e comunque legata alla selezione e all’utilizzo delle migliori materie prime, ai quantitativi limitati prodotti e venduti fino ad esaurimento, diversi ed unici ad ogni stagione.

Per queste feste non fatevi trovare impreparati e andate alla ricerca di queste chicche irripetibili. Chissà se almeno, grazie alle birre, potremmo avere un bel ricordo di questo 2020!

In alto i calici (o le pinte) e come direbbero a Bruxelles: Santè et Joyeux Noël!

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