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Vino invecchiato in mare

La scelta del materiale all’interno del quale fare affinare il vino deve tenere conto in primis delle caratteristiche del vino stesso.

Un vino può essere affinato in vasche di cemento o acciaio, in otri di argilla o botti di legno.

E sì, può affinare anche sott’acqua!

Redazione di Vinhood
Redazione di Vinhood
Vino invecchiato in mare

“Under the sea, under the sea!”

Se non lo hai letto con la voce di Sebastian de La Sirenetta non possiamo essere amici.

No, dai, scherziamo.

Se sei qui, però, è sicuramente perché vuoi saperne di più sul vino affinato negli abissi, giusto?

Benissimo.

Ma partiamo dall’inizio.

Che cosa significa affinare il vino?

L’affinamento altro non è che la fase finale della maturazione del vino, immediatamente prima dell’imbottigliamento.

Il termine affinamento significa infatti proprio raffinamento, perfezionamento del gusto. 

L’Enciclopedia Treccani è ancora più precisa e lo definisce come l’insieme dei fenomeni fisici, fisico-chimici e biologici che avvengono in un vino durante il periodo della sua conservazione e che concorrono a migliorarne e perfezionarne le proprietà organolettiche.

In realtà l ‘affinamento del vino continua anche dopo l’imbottigliamento e serve proprio a raggiungere l’equilibrio perfetto e armonizzare tutte le sue componenti.

Dove avviene l’affinamento del vino?

La risposta a questa domanda è: dipende!

La scelta del materiale all’interno del quale fare affinare il vino deve tenere conto in primis delle caratteristiche del vino stesso.

Un vino può essere affinato in vasche di cemento o acciaio, in otri di argilla o botti di legno.

E sì, può affinare anche sott’acqua!

Under water wine: come funziona?

Abbiamo parlato dell’affinamento come una sorta di rito di passaggio quasi sacro. In realtà lo è davvero!

Questa operazione sacra permette al nettare di sviluppare i profumi terziari (se c’è un link, lo inseriamo), cioè gli aromi che il vino acquisisce nel corso della maturazione e appunto dell’affinamento.

Siamo davanti a una vera e propria evoluzione, proprio come la Sirenetta che passa dalla coda alle gambe (per restare in tema!).

I lieviti presenti dentro il contenitore e gli scambi con l’esterno lasciano, infatti, fuoriuscire gli aromi.

Quindi queste cantine sottomarine svolgono la stessa funzione delle botti di rovere o delle cantine sulla terraferma.

Sono, però, incastonate nei fondali, tra gli scogli o dentro relitti di imbarcazioni. 

Avete presente Ariel che collezionava cimeli recuperati dalle navi negli abissi? Ecco, se cercasse adesso, probabilmente troverebbe un intero arsenale di buonissimo vino!

Da dove arriva l’idea di affinare il vino in mare?

No, anche in questo caso non ci siamo inventati niente.

Già gli antichi greci lasciavano in ammollo dentro l’acqua del mare gli acini raccolti poco prima, con lo scopo di eliminare la Purina, ovvero quel sottilissimo strato che ricopre la buccia.

Questo passaggio avrebbe reso più veloce l’appassimento delle uve. Ritenevano, inoltre, che esaltasse le caratteristiche aromatiche dell’uva.

Poi nei primi anni Duemila, fu ritrovato in fondo al Mar Baltico un relitto di una nave diretta alla corte zarista di San Pietroburgo nel lontano ‘800. E, sorpresa, era carica di bottiglie di vino che avevano sviluppato dei sapori incredibili.

Da allora sono tantissime le cantine e le tenute che sperimentano, sviluppano e implementano il fenomeno degli Underwater wine.

Qui ne abbiamo citato qualcuna.

Quali sono i benefici dell’affinamento sottomarino

Le motivazioni che fanno propendere per la pratica degli Underwater wine sono molteplici.

  • Ibernazione

Il tempo, misurato in mesi, che il vino passa nelle profondità marine equivale a un periodo molto più lungo, misurato in anni, in superficie.

Il mare ha, infatti, un ruolo di ibernante naturale.

  • Pressione

Più si scende, più il vino subisce una pressione che dal tappo va verso il basso. In questo modo, il vino si “comprime” e solo quando verrà riportato in superficie potrà “distendersi”, facendo esplodere tutte le sue proprietà organolettiche e i profumi sviluppati.

  • Remuage

Per chi non lo sapesse, si tratta di un antico procedimento che consiste nel girare molto gradualmente ogni bottiglia su se stessa, facendola passare da una posizione orizzontale a una posizione verticale, “a testa in giù”, in modo da far scendere il deposito nel collo della bottiglia.

Sotto il mare, a profondità fino a 60 metri, le correnti sono delicate e permettono alle bottiglie un leggero e costante movimento: è il mare stesso che fa un remuage ininterrotto!

  • Clima sottomarino

La temperatura sotto le onde si aggira intorno ai 13 C° e rimane pressoché costante.

La condizione di semioscurità, inoltre, evita che i raggi UV penetrino all’interno delle bottiglie, evitando quindi di rovinarlo.

  • Marketing

Ultimo, ma non meno importante il fatto che anche l’occhio vuole la sua parte!

Il packaging di una bottiglia che ha passato quasi tutta la sua vita sui fondali farà bella mostra di sé con alghe, conchiglie, balani e compagnia.

Che siate appassionati o no, il fascino del vino invecchiato tra le profondità del mare non ha eguali.

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