Un Fernet anzi… un Fernandito!
Lo storico amaro italiano è il liquore più bevuto dagli Argentini, e, dopo vino e birra, è l'alcolico più consumato nel Paese, considerato vera e propria bevanda nazionale.

Pampa, esterno giorno, estate.
Un avventore in un bar si siede ad un tavolo ed ordina un “Fernandito”.
Un cameriere gli porta Fernet, cola e ghiaccio.
E questa scena si ripete, in un continuum, migliaia di volte al giorno.
Si perchè lo storico amaro italiano è il liquore più bevuto dagli Argentini, e, dopo vino e birra, è l’alcolico più consumato nel Paese, considerato vera e propria bevanda nazionale.
No, non parlo di fatue ed effimere mode; il Fernet è talmente radicato nella cultura di questo popolo, fin dalla fine dell’Ottocento, che gli Albicelesti lo percepiscono proprio come argentino, anzi, uno dei simboli della Nazione!
L’ELISIR DI LUNGA VITA DEL DOTTOR VERNET
Il Fernet nasce in Italia, alla fine del Settecento, come elisir di lunga vita.
Inventato da un sedicente (ed inesistente) dottore svedese, il Dottor Vernet), scomparso alla veneranda età di 104 anni, pensate un po’… per una caduta da cavallo!
Ah, miracoli prodigiosi dei ritrovati di una volta!
E proprio grazie a questo liquore medicamentoso, che elargisce quotidianamente a tutta la sua famiglia, il nonno del medico sarebbe morto a 130 anni, il padre a 110, e la madre a “soli” 107.
Durante l’Ottocento diviene il principale rimedio italico per sanificare le acque, una Amuchina ante-litteram, in un Paese gravemente colpito dal colera.
DA LIQUORE MEDICAMENTOSO A DIGESTIVO
Due le principali aziende che si contendono il benchmark, entrambe meneghine: la Fratelli Branca, in Porta Nuova, e la Gaspare Campari, in Galleria Vittorio Veneto.
Vince la prima, rispolverando il sempiterno Vernet, questa volta cum laurea honoris causa in chimica.
Fantomatico volontario scandinavo, sceso in Italia per combattere nelle Cinque Giornate di Milano (mah?!), dona la ricetta del liquore, da lui inventato, come ricompensa per l’ospitalità ricevuta in casa Branca.
Questo fino al 1893, quando l’Università di Pavia sentenzia l’inefficacia medica del Fernet.
Ma ormai alea iacta est, e l’ambrosiano liquore è talmente consolidato nelle nostre abitudini e consumi, che si riposiziona semplicemente come digestivo, senza grandi scossoni.
L’AMARO DEI MIGRANTI
L’Argentina possiede circa 45 milioni di abitanti, di cui almeno 25 d’origine italiana.
Una strabiliante percentuale che sfiora il 56%, rappresentando il primo gruppo etnico del Paese.
Il grande flusso migratorio, a cavallo fra gli scorsi due secoli, ha portato quasi tre milioni di Italiani a salpare, armati di valigia di cartone, piena di sogni, speranze, e l’immancabile (per l’epoca) Fernet Branca: direzione Puerto Madero, Buenos Aires.
Ancor più immancabile considerata l’estrazione sociale e culturale dei nostri Tanos ( di Napolitanos), come venivano chiamati all’epoca i nostri connazionali, più legati ai rimedi della nonna ed alla superstizione, che alla verità scientifica.
La Fratelli Branca International, azienda incredibilmente internazionalizzata per l’epoca, con stabilimenti in Germania, Francia, Svizzera e Stati Uniti, già nel 1926, fiutando l’affare, apre una filiale anche in Argentina, a Tortuguitas, che oggi rappresenta più del 40% del fatturato del marchio italiano, primo polo produttivo del Gruppo.
Nemo profeta in patria: il consumo di Fernet in questa Nazione è il più alto al mondo, 25 milioni di litri annui, tre volte superiore rispetto al Belpaese.
FERNANDITO, IL COCKTAIL DEGLI ARGENTINI
Ben prima che nel Vecchio Continente sdoganassimo, in tempi recentissimi, gli amari in mixology, Oscar “El Negro” Becerra, Bartender e proprietario del Premier a Ciudad de Cruz del Eje, miscelando semplicemente cola, ghiaccio e Fernet, crea, negli anni ’70, quello che viene considerato il Cuba Libre d’Argentina: Il Fernandito.
E’ un irrefrenabile successo, e dalla provincia di Cordoba, passando per la Capitale, l’onda bruna allaga tutta la Nazione.
Chiamato amichevolmente anche Femao o Fefè, è il cocktail più amato e consumato, tanto da essere inserito dalla I.B.A. (International Bartenders Association) nella sua Official List, la Hall of Fame mondiale della miscelazione.
Se in Italia il Fernet è oggi, purtroppo, percepito come âgée, e posizionato come prodotto industriale da scaffale della Grande Distribuzione, rimandato a settembre in hype, nella Terra del Fuoco non teme classi sociali, mode o status.
Il Fernet ed il Fernandito, sono trasversali e li trovate, indistintamente, dal ristorante stellato più luxury al più piccolo chiringuito dei Barrios popolari (un indirizzo su tutti La Ferneteria, nel quartiere Palermo di Buenos Aires, dove viene servito anche in tutti i più moderni cocktail qui inventati e diffusi con l’amaro milanese).
Per il Fernet Branca, in Argentina, il tempo sembra essersi fermato, un po’ come quei migranti che ascoltano ancora, imperituri, Toto Cutugno con “L’Italiano”.
E sta in ottima compagnia di Cynar, Cinzano e Vermouth (oltre a qualche emule autoctono come il Fernet Beney), qui evergreen, che si sono trasformati da elisir di lunga vita, ad elisir di eterna giovinezza… almeno per loro.
Parafrasando le parole dello scrittore messicano Octavio Irineo Paz Lozano, considerato, al pari di Pablo Neruda e Jorge Louis Borges, il padre della letteratura ispanica del Novecento: “Gli Argentini sono italiani che parlano spagnolo (ed aggiungerei bevono Fernet) e si credono inglesi”.
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