Malheur, la birra che ha sfidato lo Champagne
Altro che “Sventura”, da un piccolo paesino nelle Fiandre, “remuage” in salsa brassicola (con buona pace dei Francesi).

I De Landtsheer sono un’antica famiglia brassicola belga.
La loro dinastia inizia nel 1798, quando il capostipite, Balthazar (Nomen Omen), figlio di un ricco costruttore navale, decide di cambiar vita, fondando, nel villaggio di Baasrode, seimila anime, Fiandre, il birrificio De Halve Maan (la Mezza Luna), marchio ancora oggi esistente.
L’attività prosegue fiorente nei decenni, prima con il figlio Edward, che ne prende il posto come Mastro Birraio, e successivamente con la nipote Rosalia, adiuvata dal marito, che cambiano il nome in Bacchus.
Nel 1839, Emmanuel, nipote del fondatore, si trasferisce a Buggenhout (ah l’amore, questo folle sentimento che, come avrebbero cantato più tardi i Formula 3, alias Radius/Battisti/Mogol) per sposare Maria-Anna Sarens.
BRUGGENHOUT, IL CANTO DEL CIGNO
Ma (come scritto nei migliori Baci Perugina o nei peggiori Telefilm anni ’80) per quanto uno fugga, il destino verrà sempre a cercarlo.
Caso vuole che la famiglia della novella sposa possedesse un birrificio (il Meuleken), attivo fino al 1709.
Il nostro maritino non può far altro che riattivarlo, fondando, nello stesso anno, il Brouwerij De Zon, il Birrificio del Sole, motivo per cui, ancora oggi, il colore sociale dell’azienda, che campeggia su tappi ed etichette, è l’arancio.
L’attività, per quasi un secolo, prosegue a gonfie vele, finché non impatta, su un Belgio neutrale e non belligerante, la furia tedesca nelle Due Grandi Guerre.
Il Paese, che diviene teatro bellico, viene invaso, dai teutonici, due volte in meno di trentanni: nel 1914 con il Piano Schlieffen, e nel 1940 con il Piano Fall Gelb, e la famiglia De Landtsheer è costretta, suo malgrado, a chiudere i battenti ed interrompere la produzione.
1991: RIPARTE L’AVVENTURA!
Emmanuel, nipote del precedente, è l’ultimo della dinastia a produrre, ed il figlio, Adolf, è il primo a dover cambiare attività.
Inizia ad importare e distribuire in Belgio Pilsner Urquell, e ad imbottigliare, nel proprio impianto, per conto dei birrifici Westmalle e Lamot.
La sua vita trascorre piegata dal peso della sconfitta, nutrendo il mai sopito sogno di far rinascere, come un’Araba Fenice, la tradizione familiare, senza mai riuscirci.
Muore nel 1991, lasciando il figlio, Emmanuel “Manu” De Landtsheer, alle redini dell’attività.
Manu, in quel drammatico momento familiare, in onore della memoria del padre, decide di raccogliere il testimone e realizzare il progetto paterno: i De Landtsheer torneranno a fare birra!

LA “SVENTURA” APRE I BATTENTI
Prova a riacquisire il De Halve Maan, l’antico birrificio di famiglia, ma purtroppo questa strada si rivela impraticabile.
Sei anni dopo, con la sorella Martine e mamma Monique, apre Malheur (Sventura), nome scelto ironicamente da Manu, quasi a voler esorcizzare le difficoltà del passato, un piccolo birrificio familiare, mettendo sul mercato la sua prima cotta, la Malheur 6, ancora oggi in produzione.
Come Mastro Birraio, Luc Verhaegen, preso “in prestito” dal famoso birrificio De Koninck di Antwerp.
Ma più che Malheur, fu nuovamente le Destin a bussare alla porta dei De Landtsheer, questa volta travestito da Michael Jackson!
No, non “Quel” Michael Jackson, quello di Thriller e del Moonwalker ma l’ “Altro” Michael Jackson, The Beer Hunter!
Classe ’42, inglese, nato in un paesino appena fuori Leeds, giornalista, scrittore e presentatore televisivo.
E’ il primogenito Beer-Taster della storia, l’uomo che, grazie ai suoi libri (uno su tutti The World Guide to Beer, da inserire nella vostra To-Do-List), ha salvato, dall’estinzione certa, la birra di qualità e gli Stili (anche se non lo sapevate, è il motivo per cui mi state leggendo e siete arrivati fino a qui).
TUTTA COLPA DI MICHAEL JACKSON
Grande appassionato del Belgio e delle sue Bionde, nel 1999, con alcuni amici, si presenta a Buggenhout, in visita al birrificio.
Finito il Tour guidato, e degustato le birre all’epoca in produzione, si ferma a parlare con Manu chiedendogli (marzullescamente): “Si faccia una domanda e si dia una risposta”, no, “Sogni? Progetti per il futuro?”.
Il Titolare del Malheur, a metà strada fra il candido ed il timido, risponde un po’ incerto: “Mi piacerebbe fare una birra, come i vicini delle Ardenne fanno i loro Champagne”.
“E perchè non la fai?”, incalza Michael.
Lapidario Manu, quasi a voler forzarsi per interrompere quel sogno ad occhi aperti, chiude con un sincero: “Perché, per un progetto simile, non ha potenziali clienti a cui venderla”.
Ed a questo punto Monsieur le Destin si impossessa di uno degli amici di Michael Jackson, uno Statunitense, fanatico di birra, e membro dello U.S. Belgian Beer Club, che tira fuori, nel cuore delle Fiandre, l’anima più vera dell’American Dream: “Tu non preoccuparti e falla! La prima cotta te la compro tutta io!”.
A Manu non sembra vero, e si butta a capofitto nel progetto.
LA DISFIDA ALLO “CHAMPAGNE DE FLANDRE”
Per tre anni, con Luc, percorre, avanti ed indietro, i 236 chilometri che li dividono da Notre-Dame de Reims, visitando Vigneron, per studiarne i metodi produttivi, acquistando i macchinari e recuperando il giusto lievito (Saccharomyces Bayanus) dall’Institut Oenologique de Champagne, ad Epernay.
2002, il debutto della Malheur Bière Brut, la prima birra al mondo prodotta col mèthode champenoise, come direbbero i francesi, con liquèur de tirage, prise de mousse, remuage, dègorgement e liquèur d’expedition, ed è subito successo!
Il Comitè Champagne, infastidito dalla stampa mondiale che ribattezza la nuova birra col nome di Bière-Champagne o Bière-Champenoise (termini che la volgata ancora utilizza), intenta causa al povero Manu.
Dopo cinque lunghi anni di scontro giudiziario, il processo si chiude, sostanzialmente, con un nulla di fatto, poiché la Malheur non aveva mai utilizzato quei termini, e gli si concede, a scanso di equivoci, l’utilizzo degli appellativi mèthode originale e Bière-Brut.

Nel corso di questi diciannove anni di storia, Malheur ha prodotto ben cinque differenti birre Metodo Classico, tutte assolutamente da provare, ispirando numerosi epigoni anche in Italia (dall’Equilibrista di Birra del Borgo, alla Metodo Classico di Baladin): Bière-Brut, Brut-Reserve, Dark-Brut, Cuvée Royale ed una Bière-Brut Limited Edition.
E se è vero che ce n’est pas du champagne si ce n’est pas du champagne, è altrettanto vero che ce n’est pas du bière-brut si ce n’est pas du Malheur.
A Style was born, tutto il resto è storia (o leggenda).
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