Buon compleanno birre trappiste!
1997, nasce l'International Trappist Association, e per voi le 5 esperienze Trappiste unmissable.

Chi non ha mai sentito parlare di birra Trappista?
E se avete alzato la mano (vergogna) correte subito a comprarne una e ponete fine ai vostri peccati! Le Trappist Ale sono un elemento cardine ed imprescindibile della cultura brassicola belga, e di conseguenza di quella mondiale.
Ma cosa sono esattamente?
Sono, semplicemente, birre prodotte dall’Ordine monastico cenobita (per intenderci “Ora et Labora”, di benedettina memoria) dei Cistercensi della Stretta Osservanza (alias Cistercensi Riformati), e devono seguire pedissequamente tre rigidissime regole. La birra deve essere prodotta all’interno o nei dintorni di una Abbazia Trappista, deve essere brassata dai Monaci, o comunque sotto il loro controllo, ed i ricavi devono servire al sostentamento del monastero e della sua Comunità, o devono andare in beneficenza.
Tas-sa-ti-vo!
NASCITA DI UN ORDINE…E DI DUE STILI!
Fondati, con tanto di brevi papali, nel 1677, presso l’Abbazia di Notre-Dame de la Trappe (Nostra Signora della Trappa) a Soligny-la-Trappe, Bassa Normandia, Francia, da cui prendono in prestito il nome, a dispetto della percezione odierna, si occupano davvero tardi di birra.
Per quasi tutta la loro esistenza, a differenza di altri ordini religiosi, aborrono il consumo (figuriamoci la produzione!) della bionda (e peccaminosa) bevanda, fino al fatidico 1836 quando, per motivi di sussistenza, viene brassata, all’interno di un loro convento nella provincia di Anversa, Fiandre, la loro prima birra.
Da lì è un punto di non ritorno, ed i binomi Trappisti-birra e Trappisti-Belgio si fissano graniticamente, scolpiti nella coscienza collettiva.
Fra queste mura si sviluppano e nascono alcuni stili che fanno l’ossatura dell’arte brassicola belga come Enkel, (ma soprattutto) Dubbel e Tripel, gli stili tradizionalmente prodotti dai Monaci.

LE BIRRE CERTIFICATE
Il successo, prima in Belgio, poi nel resto del mondo, è tale da spingere altri produttori a voler salire sul carro dei vincitori, producendo birra marchiata con l’ambito (e commercialmente hype) epiteto “Trappista”.
La questione giunge all’attenzione del tribunale di Gent, Fiandre, che stabilisce, nel febbraio del 1962, il diritto esclusivo dei Monaci Cistercensi Riformati di utilizzo e sfruttamento del termine “Birra Trappista”, accordandogli la protezione legale.
Rutilanti anni 70’s ed 80’s piombano sul mondo birra, con i loro Michael Jackson e l’American Renaissance, portando, nuovamente, l’attenzione mondiale degli appassionati su queste birre, e scatenando nuove (c.v.d.) ondate di fake.
Finché, nel 1997, otto Abbazie Trappiste (6 in Belgio, 1 in Olanda ed 1 in Germania) fondano l’International Trappist Association (l’associazione che riunisce tutti i monasteri Trappisti produttori), creando il famoso logo esagonale bianco-bruno “Authentic Trappist Product”, che tutti abbiamo visto campeggiare sulle nostre amate bottiglie, certificandone la paternità.
Oggi le Abbazie che ne fanno parte sono venti, di cui solo tredici producono birra.
E per festeggiare i cinque lustri di fondazione, ecco a voi le 5 esperienze Trappiste unmissable nella vostra to-do-list veri gastro-intenditori.
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BERE UN PAIO DI WESTMALLE
L’Abbazia di Notre-Dame du Sacré-Cœur de Westmalle, provincia di Anversa, Fiandre, è una dei produttori brassicoli Trappisti. Fondata nel 1794, durante i lavori di ampliamento del 1836, viene aggiunto il birrificio, che inizia a vendere ai laici nel 1861. È fra queste mura che si compie il miracolo, anzi due. Due fra gli stili brassicoli più conosciuti e rappresentativi del Belgio vengono inventati proprio dai Monaci di Westmalle, e su questi prototipi sono cuciti, taylor-made, i canoni degli Stili odierni.
1926 nasce la Dubbel, e dopo solo cinque anni vede la luce anche la (allora) “Superbier”, che nel 1934 prende il nome di Tripel. Due bevute imprescindibili per ogni buongustaio, ed assolutamente facili da trovare, per imparare perfettamente due Stili.

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LE LEGGENDARIE ORVAL VERT E VIEIL OR
Tutti conosciamo la Brasserie d’Orval dell’omonima abbazia, e la sua (unica) birra nell’iconica bottiglia a birillo, disegnata dal noto architetto Henry Vaes nel 1931.
Non tutti sanno che le Orval, in realtà (rullo di tamburi), sono, non due, ma addirittura tre!
Prenotate quindi il vostro volo per Charleroi e giunti a Gaume, Vallonia, dirigetevi a l’Ange Gardien (l’Angelo Custode), il ristorante, con vista sull’Abbazia, dove poter degustare prodotti tipici, fra cui i formaggi Trappisti dei monaci, ed accompagnarli con due birre che potete bere solo qui. L’Orval Vert, una Enkel da 3,5% che incarna perfettamente l’idea di birra monastica del pellegrino (disponibile anche presso lo shop dell’abbazia), e la Vieil Or, la classica Orval, ma con un lungo affinamento di almeno 3 mesi in bottiglia.
Questa è davvero la vallée d’or, come pare disse Matilde di Canossa (ipse dixit).
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COMPRARE UNA CASSA DI WESTVLETEREN, ANZI DUE
I Monaci di Sint Sixtus, più conosciuti al mondo brassicolo con lo pseudonimo di Westvleteren, sono gli irriducibili ed intransigenti del movimento Trappista.
Non eorum voluntatem, si sono trasformati in vere e proprie rockstar, da quando nel 2001, il noto sito statunitense Ratebeer (e da lì a poco anche BeerAdvocate nel 2007) ha decretato la loro XII (una Quadrupel) come la migliore birra al mondo, trasformando le loro creazioni in bottiglia nel White Album di Lennon/McCartney/Harrison/Starr.
I nostri duri e puri però non si sono squassati, ed il loro motto è rimasto “facciamo birra per vivere, non viviamo per fare birra”.
Nonostante la folle richiesta globale (a Dubai una bottiglia di Westvleteren viene pagata l’incredibile cifra di € 260,00), i nostri William Wallace della birra producono solo per 75 giorni all’anno, per un misero totale di 5.000 hl, invariato dal 1946 (quello che gli serve per sostenere la loro abbazia, non un centesimo di più), vendono solo direttamente a privati, non collaborano con rivenditori, importatori o GDO, e sono stati gli ultimi fra i Trappisti ad assumere personale laico (solo 3 dipendenti su 26 monaci lavoranti).
Vi ho incuriosito e volete acquistare una Wesvleteren?
Armatevi di tempo e pazienza… direi perfetto se si parla di monaci. E soprattutto scordatevi di presentarvi direttamente allo spaccio.
Dovete prima registrarvi sul sito dell’abbazia con tutti i vostri dati (compresa la targa della vostra autovettura), poi prenotare il ritiro presso il birrificio in una delle finestre disponibile, mediamente dopo almeno 60 giorni (ricevono 85.000 richieste all’ora). Giunto il vostro momento potete recarvi nel giorno ed all’ora prestabilita a Sint Sixtus ed acquistare finalmente un massimo di 2 casse di birra (per un totale di 48 bottigliette da 33 cl) da bersi cum grano salis.
Prima di andarvene dovete promettere di non cedere la vostra fornitura privata a terzi e di non tornare prima di due mesi (ricordate, hanno la vostra targa ed i vostri documenti). Se tutto questo è troppo per voi, fate un salto a In De Vrede (in pace), la birreria di Westvleteren; non potrete comprarne una cassa, ma una buona birra ve la servono con piacere.
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DIMENTICARSI IN CANTINA UNA GRANDE RESERVE
L’Abbazia di Notre-Dame de Scourmont, a Forges, Vallonia, conosciuta ai più come Chimay (il marchio delle proprie birre), produce una delle rare birre da invecchiamento. Il nome di questa rarità è Chimay Grande Réserve.
Si tratta di una birra millesimata, diversa di anno in anno, prodotta in piccole quantità. La base è la nota Chimay Blue, ricetta capace di stupire grazie alla ricca combinazione aromatica di frutta, cioccolato, caffè e spezie. Di questa birra viene fatta una seconda rifermentazione in botte (cask ex-rum, ex-bourbon, ex-cognac o ex-armagnac), ed infine una terza rifermentazione in bottiglia sciampagnotta.
Risultato? Una ricchezza ed una complessità sorprendenti. Da non bersi assolutamente (se non costretti, moribondi nel deserto) prima di 2 anni di affinamento evolutivo nella vostra cantina.
Vi ho avvisati.

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ROMA CAPUT MUNDI
Ebbene sì, anche nello Stivale abbiamo la nostra (orgoglio) dose di Trappismo. Vicino all’EUR sorge l’Abbazia Tre Fontane, unica realtà Trappista in Italia. Non di sola birra vive l’uomo, pertanto gli italici monaci si dedicano anche, con eccellenti risultati, alla produzione di cioccolato e liquori. Il birrificio è, ovviamente, all’interno dell’abbazia, ma ancor più sorprendente è trovare, nel cuore di Roma, un uliveto ed un bosco di eucalipti, dove i monaci producono, senza uscire dalle loro mura, olio extra vergine e miele.
Il negozio è aperto dal lunedì al sabato, 8.30-19.30, e non potete esimervi da farci la spesa!
Ecco le vostre cinque fatiche cinque (scontate da 12) da novelli Ercole, superate le quali potrete definirvi veri Trappist-enthusiast.
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Il mondo brassicolo è talmente vasto e variegato che non ci si può limitare a parlare di “Birra”.

