LA SOCIAL MEDIA MANAGER DAL CARATTERE #ESTROVERSO: GIUDITTA

Redazione di Vinhood

Giuditta, sommelier e social media manager di Vinhood.

Il suo carattere #Estroverso e la voglia di scoprire e cimentarsi in nuove esperienze, la portano da quel di Tarquinia (un piccolo paesino del Lazio) a Milano, passando per sentieri tortuosi e virate di carriera sorprendenti.

Tutto inizia quando Giuditta, dopo un diploma al liceo classico, si iscrive alla Facoltà di Viticoltura ed Enologia di Pisa, pur non avendo mai avuto alcun legame con questo mondo prima.

Se le chiedi perché o da dove le sia nata una passione così particolare, ti risponde raccontandoti un aneddoto, che vorrebbe lasciar trapelare una sorta di scelta per via di affinità elettive.

“A sette anni ero già un’ottima intenditrice di vino, tanto da chiedere come regalo di compleanno una cassa di vino fragolino.”

Ma la verità è che neanche lei lo sa realmente. Pare sia stata sospinta da due grandi forze propulsive: il desiderio di provare qualcosa di diverso e la convinzione che fosse un corso in cui, verosimilmente, si bevesse molto.

Nonostante le incertezze, le basi poche solide e una manciata di vini degustati, gli studi procedono tra molti 30 (con la chimica tutto ok) e svariati 18 (vista la meno dimestichezza con viticoltura, trattori e la vita di campagna in generale).

 Con il desiderio nel cuore di colmare questo gap, dopo la laurea, iniziano anni di viaggi e vendemmie, vendemmie e viaggi – all’estero si sa, si impara prima – che la portano a spasso tra i due emisferi, tra aziende in Europa e in Sud America fino ad arrivare ai confini estremi della selvaggia Nuova Zelanda.

“ Viaggiare era come una droga e appena arrivavo in una destinazione ero subito pronta a pensare alla prossima.”

Il mondo la inebria e la conquista, ma i dubbi su cosa fare da grande la tormentano. Si perché la vita amena nei campi o quella umida della cantina, pur affascinandola, non la convincono del tutto.

“Quando la vendemmia finiva, quella vita così isolata mi asfissiava e iniziavo a chiedermi cosa volessi realmente”.

Realizza, quindi, che è arrivato il momento di prendere seriamente in mano la sua professione e di dedicare tutte le sue energie all’amore della sua vita (il vino).

Per questo torna in quel di Tarquinia con un obiettivo: prendere il diploma da sommelier.

“Il mio rapporto con il vino nel corso degli anni era diventato sempre più intimo. L’aver lavorato nella produzione, poi, mi ha sempre dato un vantaggio incredibile rispetto a tanti altri sommelier e degustatori: l’umiltà. Quando infatti ti ritrovi a degustare le vasche in fermentazione o in affinamento, ti rendi conto di quanto il vino sia una materia in continua evoluzione, che bisogna rispettare, nelle sue peculiarità, come se fosse una creatura vivente. E così, come succede con una persona cara, giudichi in maniera diversa ogni suo atteggiamento se conosci il suo trascorso.”

Una volta tornata a casa, però, riprendere un ritmo di vita “normale” le risulta quasi impossibile perché tutti quei viaggi le avevano lasciato troppo, per esaurirsi così.

Ma nella noia si sa, nascono le migliori intuizioni. Le viene in mente che un buon modo per mettere a frutto tutte quelle esperienze, le sue skills (spagnolo, francese e inglese che ormai mischiava alla grande) e consolare i propri famigliari degli investimenti apparentemente fallimentari, fosse quello di aprire un blog.

Un blog per travelling winemaker (enologi allo sbaraglio, praticamente) e raccontare tutto quello che aveva imparato, per poter dar consigli utili a chi volesse seguire il suo stesso percorso. Inizia a scrivere, raccontare, aggiornarsi e le giornate, anche se passate sul divano di casa della noiosa Tarquinia, sembrano improvvisamente bellissime e corrono veloci.

C’è solo un piccolo gigantesco problema.

Il mondo della tecnologia, dei social e più in generale “dell’internet” non è proprio affar suo ed è costretta a rimboccarsi le maniche per studiare e mettersi al passo con i tempi. Studiare è in fin dei conti la cosa che le è sempre riuscita meglio nella vita. Nonostante gli enormi progressi (ora riesce persino a caricare gli articoli nel blog) capisce che, se vuole fare sul serio, deve imparare dai migliori: si trasferisce a Milano per frequentare un master in comunicazione tema Food&Wine.

“Quella fu la vera svolta”- dice.

Il Master non le insegna ciò che in realtà si aspettava, ma le apre la mente e mille porte sul mondo futuristico che offre Milano.

È proprio grazie al master che conosce Matteo Parisi e la ciurma di Vinhood.

“La prima volta che li ho incontrati è stato durante una lezione del Master; erano venuti a presentare la loro start-up ma non mi convinsero per niente! Mi ricordo che pensai che più che semplificare il vino, lo stessero banalizzando”- ci racconta Giuditta.

Pregiudizi a parte, quando Vinhood la chiama per un colloquio utile al tirocinio post-master, lei accetta e si presenta all’incontro.

“Sono partita dubbiosa” – racconta – “ma appena ho visto tutto con i miei occhi, mi sono ricreduta ed è stato amore a prima vista. Quando ho aperto la porta del co-working c’erano i volti sorridenti di tanti giovani, tutti febbrilmente presi dai loro pc. Ho respirato aria d’innovazione e futuro. Ho capito che ‘dietro le quinte del test’ si celavano tanti professionisti cazzutissimi, passatemi il termine, che stavano portando avanti una vera e propria rivoluzione in tema di gusto.”

Così Giuditta, che era andata in giro per il mondo per conoscerlo il più possibile, il mondo se lo ritrova condensato in un unico ufficio, infatti circa metà del team di Vinhood era, ed è tuttora composto da ragazzi e ragazze stranieri. Ed è proprio in questo spazio, che per la prima volta, prova quell’insieme di sensazioni viscerali che possiamo riassumere in una parola: casa.

“Inizialmente mi occupavo solo degli eventi poi Laura, la mia mentore, mi chiese se potevo iniziare a scrivere, al suo posto, per una rubrica settimanale su Facebook dal titolo i vini di Laura e Andrea. Il mio compito era quello di raccontare le scoperte enoiche dei due protagonisti, appunto Laura e Andrea, un sommelier che non lavora più con noi. Pensai che potesse essere divertente cimentarsi in qualcosa di nuovo perché in effetti, con il vino ci avevo sempre dialogato, ma non l’avevo mai raccontato. E così iniziai: un giorno facevo Laura, l’altro Andrea”.

Comincia così a scrivere recensioni e capisce che le piace sul serio e non vede l’ora che arrivi il venerdì, per condividere con tutti qualche sua bevuta e le associazioni strampalate che le aveva fatto venire in mente.

Tutti si accorgono del suo talento: la madre, il padre, il fidanzato e Laura (finalmente poteva liberarsi di quel compito che proprio non le piaceva).

Dallo scrivere un post a settimana, a diventare la Social Media Manager, è stato un soffio (il suo carattere #Estroverso l’avrà aiutata!) e oggi Giuditta fa parte a tutti gli effetti del nostro team.

Cosa ti piace di più di Vinhood?

“Quello che reputo la vera innovazione di Vinhood è il linguaggio che usa per parlare di vino. Aver diviso le tipologie di vino per #Carattere gustativo, non è qualcosa che aiuta soltanto i consumatori meno esperti a scegliere il prodotto più adatto, ma anche gli esperti. Infatti il #Carattere, facendo riferimento al gusto, ti fa immediatamente capire di quale tipologia di vino si stia parlando. Quando, ad esempio, sono in enoteca o al ristorante con mio marito e mi propone un #Saggio, io capisco subito che tipo di vino vorrebbe ordinare.”

Qual è stata la tua più grande conquista da Vinhood?

“Beh, sicuramente aver preso dimestichezza con la tecnologia e i social! Era infatti paradossale che proprio una Social Media Manager fino a due anni prima non avesse neanche il cellulare. Il mondo dei Social è però un campo in continua evoluzione e movimento, in cui è sempre bene studiare per riuscire a rimanere creativi, anche all’interno delle regole di una strategia di comunicazione. Per quanto riguarda l’utilizzo del famoso pacchetto office invece c’è ancora moooooolto da lavorare.”

Cosa ti manca di più della tua vecchia vita?

“La mia vecchia vita non mi manca quasi mai, tranne a settembre! La vendemmia ti scava una sorta di buco nello stomaco, che vorresti sempre riempire con qualche nuovo ricordo e non poterlo fare mi fa avvertire tanta nostalgia. L’aria dolce della campagna, le ore interminabili di lavoro, ma sempre con il sorriso, le mani perennemente tinte di porpora perché trovavo irresistibile immergerle nei tini… potrei continuare per ore e finirebbe che mi metto a piangere. Però non rimpiango mai di aver scelto di cambiare vita e soprattutto di collaborare con Vinhood dove ho trovato non solo un posto dove poter crescere professionalmente, ma una vera e propria famiglia.”