LUCA CANEVARO: COSÌ RINASCE IL TIMORASSO, PERLA DEL TORTONESE

Redazione di Vinhood

luca Canevaro in vigna mostra le uve di Timorasso

C’è un vitigno a bacca bianca che per secoli ha fatto furore in Piemonte. Anzi, nell’area tortonese, perché da lì proviene e, per caratteristiche climatiche e dei suoli, non ha potuto adattarsi a zone diverse. Un vitigno “patriottico” potremmo dire, emblema di un campanilismo enoico (detta in senso positivo, eh) che forse si è un po’ perso: stiamo parlando del Timorasso, vigoroso, rustico, forte, ma in grado di regalare un vino corposo ma dai profumi delicati, quasi fosse specchio della gente di questi territori.

UN PO’ DI STORIA

La coltivazione del Timorasso si perde nei meandri della storia: fin dall’antichità è stato presente in provincia di Alessandria ma le prime testimonianze scritte risalgono al famosissimo Trattato di agronomia di Pietro de’ Crescenzi (secolo XIV). Il Bollettino Ampelografico del Di Rovasenda (anno 1885) conferma come fosse il vitigno maggiormente coltivato nel Tortonese.

Ed in particolare parliamo di tre valli, da est verso ovest la Val Curone, la Val Grue e la valle Ossona.

La sua presenza, all’epoca, si estendeva anche in Val Borbera, nel Novese e in Oltrepò pavese.

Anche per questo, diviene il più importante vitigno bianco del Piemonte sia per estensione che per quantità prodotta. L’Archivio di Stato di Torino ci aiuta a ricostruire parzialmente questo momento di grande successo laddove parla di un fantomatico “Torbolino” che i sensali, tra le due guerre, vendevano principalmente nel Nord Europa, un prodotto giovane e semilavorato che altri non è che il Timorasso “acerbo”.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il declino: lo spopolamento delle campagne e la difficoltà ad adattare il vitigno ad aree diverse dal Tortonese ne ha decretato la quasi scomparsa.

Fino agli anni Novanta, quando un gruppo di vignaioli consapevoli capitanato da Walter Massa lo ha riportato in auge, rilanciandolo. E, sull’onda di quella riscoperta, incontriamo uno dei partner della Community di Vinhood, Luca Canevaro, che del Timorasso ha fatto la propria bandiera e vessillo.

LUCA CANEVARO

Luca inizia la propria avventura imprenditoriale nel 2016, da una costola dell’azienda di famiglia. Sin da subito dimostra di avere le idee ben chiare: punta al rilancio di prodotti fortemente legati al proprio territorio, si appassiona all’agricoltura biologica (al momento l’azienda guidata da Luca conta circa 8 ettari vitati completamente coltivati in agricoltura biologica certificata) e da subito entra nella FIVI, la federazione italiana vignaioli indipendenti, credendo molto in questo progetto che raggruppa tutti i piccoli vignaioli d’Italia, intenti nella produzione di vini tipici e autentici e originali.

Avvicinarsi al Timorasso è stato quindi fisiologico.

E occuparsi strenuamente del suo rilancio come vino dalle caratteristiche peculiari e uniche. Territoriali.

La riscoperta di questo antico vitigno – spiega Luca – ha indubbiamente fatto riscoprire tutte le sue ricchezze: un territorio da scoprire, visitare e assaporare, dove le tante eccellenze alimentari , come il Salame Nobile del Giarolo, la Pesca di Volpedo, il tartufo bianco di San Sebastiano, il formaggio Montebore, la Ciliegia “Bella” di Garbagna, la Fragola Profumata e il Pane Grosso di Tortona … trovano felice abbinamento nei vini locali”.

Luca Canevaro e le sue bottiglie di timorasso

IL VINO

Il vino ottenuto da uve Timorasso è generalmente un bianco corposo, strutturato fermo di colore paglierino carico.

I profumi (fruttati e floreali) sono molto delicati.

È un vino che si presta bene all’invecchiamento. Da “giovane” è ottimo come aperitivo e in abbinamento con antipasti e salumi.

Nella variante più “matura” si sposa bene con primi piatti a base di tartufo, ai formaggi freschi, alle carni bianche ed ai piatti di pesce.

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