I CUPIDO DELL’AMBIENTE SALVERANNO LA BIODIVERSITÀ?

REDAZIONE DI VINHOOD

ape che sta impollinando un fiore di glicine

C’è chi ne è terrorizzato, chi allergico o chi semplicemente non ne tollera neanche il ronzio.

Insomma le api, poverine, non sono mai riuscite a destarci grande empatia, anche se, sempre più spesso, veniamo bombardati di pubblicità piuttosto drammatiche che minacciano la loro estinzione.

Eppure dovremmo tutti essere grati alle api per il loro essenziale contributo nella conservazione della natura e nel mantenimento della biodiversità.

Sappiamo che sono tra i principali insetti impollinatori e, grazie al loro lavoro da “Cupido”,  trasportano polline tra una specie vegetale e l’altra consentendone la sopravvivenza. Tra queste rientrano molta della frutta e verdura che mangiamo.

Ma ci siamo mai VERAMENTE soffermati sull’impatto che la loro riduzione avrebbe sulle nostre abitudini alimentari?

Probabilmente no, ma il fatto che l’ONU abbia creato una giornata apposita da dedicare alla salvaguardia di questi insetti è un segnale di come la preoccupazione sia elevata.

L’uso di pesticidi in agricoltura e l’aumento dell’inquinamento hanno causato una riduzione enorme nel numero di api nel mondo.

Le api domestiche e selvatiche sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali viventi sul pianeta e garantiscono circa il 35% della produzione globale di cibo.

Non parliamo solo di frutta e verdura, ma anche colture utilizzate come foraggio nella produzione di carne e prodotti lattiero-caseari – sarebbero duramente colpite da un calo numerico degli insetti impollinatori: in particolare mele, fragole, pomodori, mandorle e uva.

Insomma, la produzione del miele o la pappa reale non è il motivo per cui è importante salvaguardarle: è in gioco qualcosa di molto più grande. E riguarda anche il vino.

CON LE API MIGLIORA LA QUALITÀ DEL VINO

Da uno studio condotto dall’università di Udine è emerso che le api sono amiche della viticoltura. Non solo quindi favoriscono l’impollinazione ma riescono a mitigare i problemi di marcescenza dei grappoli.

Con la loro piccola ligula, una sorte di proboscide con cui aspirano il nettare, asciugano i succhi zuccherini che attaccati da microrganismi potrebbero danneggiare gli acini sani.

api che si cibano dei succhi rilasciati dagli acini di uva

Inoltre è stato dimostrato come abbiano un ruolo fondamentale nell’aumento dei lieviti utili necessari per la fermentazione che si sviluppano sulla buccia dell’uva.

Cosa fare allora per proteggere questi preziosissimi insetti?

LE AZIENDE VIRTUOSE A DIFESA DELLE API: IL CASO TASCA D’ALMERITA

Molte sono le aziende vitivinicole che si stanno adoperando all’attuazione di pratiche che preservino l’esistenza di questa specie.

Come ad esempio il ripristino degli habitat naturali degli insetti impollinatori, la drastica riduzione degli input agro-chimici e la “riprogettazione” agricola.

Tra tutte però vogliamo citare l’esempio di Tasca d’Almerita perché non solo protegge e alleva le api, ma si impegna nella tutela della biodiversità a 360 gradi.

Co-fondatrice del progetto made in Sicily SOStain, uno dei primi in Italia dedicati interamente alla viticoltura, da sempre è in prima linea sul fronte della sostenibilità.

Uno degli obiettivi del progetto è quello di valorizzare e arricchire tutto ciò che vive intorno al sistema produttivo del vino siciliano, come la terra, il paesaggio, la flora e la fauna.

apicoltore che solleva arnia con api

Tra i requisiti per partecipare a SOStain, c’è quello della misurazione e protezione della biodiversità

E’ previsto infatti un vero e proprio conteggio in vigneto di api, lombrichi, farfalle e invertebrati terrestri per assicurarsi che il loro numero non sia mai inferiore al 30% rispetto a quelle delle aree non vitate.

Inoltre nelle diverse Tenute dell’azienda vengono allevate circa 71 arnie: rispettivamente 13 nella Tenuta Sallier de La Tour e 58 nella Tenuta Regaleali.

A Regaleali l’attenzione è tutta sull’Ape Nera Sicula, una specie autoctona a rischio di estinzione, che produce ottimo miele, ricco di antiossidanti, oggi servito agli ospiti della Tenuta.

Con tutela della biodiversità tuttavia ci si riferisce anche al lavoro di valorizzazione dei vitigni autoctoni siciliani condotto da Tasca d’Almerita.

Visto l’arrivo della bella stagione, vi proponiamo due etichette di bianco che entreranno nella vostra hit parade di questa estate: il BuonSenso e il Cavallo delle fate, entrambi due #Estroversi doc.

foto con i tre proprietari di Tasca d'Almerita

Il Cavallo delle Fate è un esempio di Grillo che vi porterà a spasso per i luoghi fiabeschi della Sicilia, tra l’odore di salsedine e fiori della macchia mediterranea e il gusto di mare in bocca.

Il secondo è un Catarratto al 100%, un vitigno antico spesso usato in blend o per la produzione del famosissimo Marsala, ma qui esaltato al massimo in purezza. 

Viene coltivato in collina a circa 900 mt per questo sviluppa dei sentori molto delicati di pompelmo rosa, pesca gialla, tè verde e in bocca colpisce per una  fresca acidità accompagnata da un gusto intenso e persistente. 

Secondo Tasca, se si ha un briciolo di Buonsenso, nel loro territorio il Catarratto è la varietà da coltivare. Da qui il nome, anche perché è buono e piace ai sensi.

A proposito di buon senso, la prossima volta che vediamo un’ape non schiacciamola rovinosamente ma facciamo il tifo per lei e ringraziamola di tutto quello che fa per il nostro pianeta.

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