WINEBATTLE: PUGLIA VS CALABRIA

Redazione di Vinhood

Stavolta vi abbiamo portato in Sud Italia per esplorare due regioni enologiche attraverso una degustazione alla cieca di cinque calici di vino dedicata ai vitigni autoctoni e agli abbinamenti del territorio.

Sarà stata la n’duja a rendervi così “piccanti”, ma ci avete proprio regalato una serata magnifica. 

Tra giochi, sfide, bottiglie in palio il duello a cui abbiamo assistito è stato sicuramente uno dei più focosi in assoluto.

I produttori sono stati i primi a sfoderare le unghie, trasformandosi in narratori che ci hanno incantato con le loro storie!

Ringraziamo le cantine Masseria Cuturi, Cantine Serio e Antichi Vigneti Sculco per i vini messi a disposizione e per l’amore che investono nel proprio mestiere. 

ECCO I VINI DEGUSTATI

Diplomatiko, Cirò Rosato, 2017, di Antichi vigneti Sculco #Eccentrico 

 Dalla calabria il primo vino che si è battuto è stato proprio un rosato dal carattere #Eccentrico. 

Nonostante sia risaputo che i rosati più apprezzati d’Italia vengano prodotti proprio in Puglia, questo Cirò Rosato non si è mostrato assolutamente da meno!

A base di uve Gaglioppo, viene coltivato con amore e cura nelle pianure della Calabria ionica. 

Al naso si avvertono aromi fruttati di fragolina di bosco e marasca, su un fondo di erbe aromatiche. In bocca è caldo, sapido e possiede anche una discreta acidità.

Chidro, Primitivo Salento Igt 2017 di Masseria Cuturi, #Afrodisiaco 

Questo primitivo pugliese, a base del vitigno omonimo, viene vinificato esclusivamente in acciaio e questo lo aiuta ad avere quel gusto così fruttato che nonostante la freschezza, l’ha fatto percepire a tutti come un vino #Afrodisiaco. 

Morbido, anche grazie a un leggero residuo zuccherino, sprigiona un bel calore alcolico come la maggior parte dei vini del Sud, proprio in virtù del fatto che qui il sole picchia più forte. 

Il nome è dedicato al fiume Chidro, il corso d’acqua più importante di tutta la costa jonica pugliese, famoso anche per la sua leggenda. Secondo gli abitanti di Manduria è il fiume nato dalle lacrime che S. Pietro versò per essersi pentito di aver rinnegato Gesù. Ma proprio in queste acque il santo battezzò Fellone, re di Felline e lo guarì all’istante dalla lebbra.  

 La Cona 2018, Negroamaro Salento Igp, di Cantine Serìo, #Afrodisiaco 

 Un Negroamaro Igp pugliese con i muscoli ma dal cuore tenero.

Al naso ricorda la prugna e i frutti di bosco, ma è anche evidente la nota di chiodi di garofano. 

In bocca è potente ma morbido e avvolgente per questo gli abbiamo dato un carattere #Afrodisiaco!

 La Cona è il canale che, attraverso un percorso sotterraneo, attraversa attualmente l’abitato di San Donaci.

Nell’anno 1107 i monaci bizantini, fuggiti da Costantinopoli per le persecuzioni dei turchi, si stabilirono intorno a quel canale e vi eressero una chiesetta con l’affresco dell’icona della Madonna di Costantinopoli, motivo per il quale il canale fu denominato CONA.

Intorno al canale CONA nacque il primissimo insediamento dell’abitato di San Donaci.

Nei pressi della zona, i monaci bizantini misero a dimora il vigneto più antico di San Donaci dal quale producevano il vino per il loro sostentamento e per la celebrazione della santa messa.

 Narrante 2018, Salice Salentino di Cantine Serìo, #Carismatico 

 Che buono questo Salice Salentino! A base di sole uve Negroamaro, rappresenta il cavallo di battaglia di Giuseppe Serio, il giovane e simpaticissimo produttore pugliese.

Un rosso di corpo e strutturato, destinato a diventare un vino #Saggio, ma per ora ancora #Carismatico.

Dopo una vinificazione in acciaio, affronta un periodo in barrique di circa 3 mesi, che Giuseppe vorrebbe prolungare ma non ci riesce, visto che il suo vino va a ruba e la richiesta è altissima.

 Il nome Narrante rappresenta la storia di un territorio, di una comunità, di due nonni e di una cantina che ancora vive.

È la storia di due famiglie vissute attraverso tre generazioni nell’alternanza tra le stagioni e le fasi 

fenologiche di un vitigno, il negroamaro. Narrante sono tutte queste storie insieme, raccontate da un vino con sincerità per essere lanciate verso il futuro.

Cirò Riserva, 2015, di Antichi Vigneti Sculco, #Saggio 

 Abbiamo chiuso in bellezza con un Cirò Riserva dal carattere #Saggio prodotto da uva Gaglioppo in purezza e fatto invecchiare almeno 3 anni. Un vino importante ma non troppo alcolico, il che lo rende particolarmente elegante ed unico rispetto ad altri vini derivanti da zone molto calde.

Le uve dopo essere state accuratamente selezionate, vengono fatte fermentare in acciaio. Poi il vino è fatto riposare per circa sette mesi in barrique, dove acquista morbidezza, struttura e un naso molto speziato. 

 La storia del vino Cirò è molto antica e ha inizio nell’VIII secolo a.C. quando alcuni coloni giunti dalla Grecia approdarono sul litorale di Punta Alice, sponda ionica della Calabria, e fondarono Krimisa. 

I coloni greci rimasero talmente impressionati dalla fertilita’ degli appezzamenti dedicati alla coltivazione delle viti al punto da definire quest’area “Enotria”, nome venne poi esteso a tutta l’ Italia.

Il “Krimisa”, antenato dell’attuale Ciro’, diventò il vino ufficiale dell’Olimpiade e per questo possiamo considerarlo a tutti gli effetti il primo esempio di sponsor della storia!

 

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