RAMATO MALPELO: NOVELLA VERISTA DI UN #INTENSO PINOT GRIGIO

Giuditta Padoan

Non è sempre facile nascere con i capelli rossi. 

Ce lo ricorda Rosso Malpelo, protagonista della novella del Verga e del film omonimo, che per il semplice fatto di avere la capigliatura dal colore inusuale era additato da tutti come “torvo, ringhioso, e selvatico”. Per giunta accusato di portare sfiga.

Riescono a convincerlo, alla fine, poverino. La chioma fulva diventa la sua condanna e il simbolo della sua cattiveria.

Ma essere diversi, se si è abbastanza intelligenti per capirlo, è in realtà la più grande delle fortune.

Cantina Specogna lo sa bene, per questo produce un Pinot Grigio Riserva che non nasconde il colore ramato della sua buccia, anzi, ne fa un vanto e lo grida al mondo scrivendolo addirittura in etichetta.

Molti produttori, negli anni,  hanno spesso nascosto questo “difetto di fabbrica” del Pinot Grigio.

Né bianco né rosso, camuffavano la sua vera natura vinificandolo come se fosse un bianco.

Il Friuli Venezia Giulia, però, non ha certo peli sulla lingua e da grande terra di vini naturali, aranciati, ossidati, ribelli e di frontiera ha offerto rifugio anche a questo bizzarro vitigno fuori dal coro, che ha potuto finalmente esprimersi per quello che è: un ramato. 

E mentre del vero Malpelo non resta che l’ombra spaventosa di un fantasma che si aggira per la cava di rena “coi capelli rossi e gli occhiacci grigi” (Verga non era tipo da “e vissero felici e contenti”) quella di questo vino è una novella a lieto fine.

Fiero della sua diversità ha ottenuto punteggi importanti sia da DoctorWine che dall’Associazione AIS, che gli ha riconosciuto il prestigioso premio “4 VITI”.

Questo #Intenso Pinot Grigio Ramato Riserva 2018 nasce da una vinificazione tutta particolare: lasciato a macerare per 15 giorni sulle sue bucce, da cui derivano colore e profumi di amarena e frutti di bosco tipici di un rosso, fermenta grazie a soli lieviti indigeni, quelli già presenti sulla buccia dell’uva, per assicurarsi che il risultato sia un concentrato di Friuli in purezza..

Anche nell’affinamento non manca dell’estro: viene invecchiato in grandi botti di rovere e ciliegio secondo il metodo Solera, lo stesso usato per i Marsala e gli Sherry, dove si uniscono percentuali diverse di vini di diverse annate, dal 2012 al 2016.

Il risultato è un vecchio giovane e un giovane vecchio insieme, con cui fare una chiacchierata sincera: il naso fresco e primaverile ti mette a tuo agio, saresti disposto anche a raccontargli qualche segretuccio, ma la struttura decisa della bocca ti ispira rispetto, e ti spinge ad ascoltare i suoi consigli.

Se sei il tipo che non segue le credenze popolari e non si ferma alle apparenze, questo è il vino giusto per te.

Accompagnalo con un Frico Friulano, una sorta di tortilla di patate, cipolla e formaggio: l’untuosità del Montasio si bilancia perfettamente con l’acidità del vino e il suo tannino accennato.

Fai il test e scopri se il tuo #Carattere di vino ideale corrisponde a quello di questo vino!