IL BERCIO DEL SIRCA: LIBERTÀ  ALLO STATO LIQUIDO

Giuditta Padoan

Bercio_del_sirca

L’aria è una delle più ancestrali e universali esperienze di libertà che proviamo con i nostri sensi.

Capita non appena veniamo al mondo, da neonati, quando grazie al primo respiro dilatiamo i nostri alveoli e facciamo spazio all’ossigeno nei nostri polmoni, per poi scoppiare in un pianto liberatorio.

E quel primo respiro è proprio la sensazione che abbiamo provato il giorno zero della fine del lockdown.

Ve lo ricordate quando eravamo tutti chiusi in casa? Avremo fantasticato più di mille volte riguardo le mille cose che avremmo voluto fare una volta usciti.

Chi si sognava di nuotare in acque cristalline tropicali, chi si immaginava di buttare il tempo in interminabili pic nic in campagna.

L’importante era avere le narici fuori di casa per respirare la nostra sacrosanta “ora d’aria”.

Ecco perchè la quarantena è stata così pesante, soprattutto a livello psicologico. 

Il virus, attaccando le vie respiratorie, togliendoci l’uso dell’olfatto e costringendoci a indossare una claustrofobica mascherina, ci ha privato del più inalienabile dei diritti: respirare la libertà.

Per questo mi ha colpito molto la storia che racconta il Bercio del Sirca, il Vermentino di Manuel Pulcini, l’azienda di vini naturali della provincia di Lucca. (di cui parliamo anche in questo articolo)

Un vino fuori dagli schemi che è un inno alla libertà ed è dedicato all’elemento che più la incarna: l’aria.

In dialetto toscano antico significa “l’urlo dell’avido” e deriva il suo nome dal ventoso vigneto omonimo dove le numerose folate, sfrusciando tra le foglie, riproducono un suono acuto che ricorda le urla di uomo.

Proprio come il vento, che di volta in volta sceglie in quale direzione soffiare, il Bercio cambia la sua natura ogni anno.

Manuel, si diverte infatti a modificare i connotati del suo vino a seconda dell’annata.

Nell’edizione del 2017 il Bercio era un blend di Trebbiano e Malvasia, fermo, non filtrato e macerato, nel 2018 era frizzante, rifermentato con Metodo Ancestrale.

Nell’ ultima edizione, quella del 2019,  il Bercio è diventato -pensate un pò- un Vermentino.

L’essenza del vino sta proprio nella sua estrema mutevolezza.

E’ il vino che Manuel utilizza per dire al mondo come la pensa, per essere se stesso e scegliere come gli va di “vestirsi” quell’anno.

E’ il vino della pazzia o della consapevolezza, dell’esperimento azzardato o della scelta ponderata… chi lo sa, dipende dall’annata. Di sicuro è il manifesto della sua libertà espressiva.

Per questo vale la pena scoprirlo ogni volta.

Noi vi raccontiamo La terza Edizione, quella del 2019 dal carattere #Stuzzicante, tra l’altro l’unica ancora in commercio!

TECNICA DI PRODUZIONE

Una selezione delle uve principalmente Vermentino provenienti da diversi appezzamenti aziendali viene vinificata separatamente in due parti.

La prima in acciaio e va a costituire lo scheletro, è pensata per esaltare gli aromi primari del vitigno, quelli di frutta fresca e fiori e prevede il metodo a “vasca scolma”.

Praticamente si utilizza la CO2 naturalmente prodotta durante la fermentazione per proteggere il vino dall’ossidazione senza ricorrere a mezzi chimici. 

Il serbatoio non viene riempito del tutto del mosto e così si lascia molto spazio per la CO2, che funge da vero e proprio tappo per l’ingresso dell’ossigeno in quanto è un gas più pesante.

L’altra parte, invece, è vinificata con macerazione delle bucce nel mosto in presenza di ossigeno per circa  6/12 ore. Grazie a questa tecnica si estraggono degli aromi diversi, detti di fermentazione e macerazione, che ricordano più la frutta matura e tropicale.

L’ASSAGGIO

Torbido e non filtrato, in bocca è così carnoso che ad ogni sorso si ha quasi  l’impressione di affondare i denti in una succosa pera matura, sotto lo scoppio del sole cocente.

 Un solleticante “petillant”, frizzantezza, dovuta a una (voluta) ri-fermentazione malolattica in bottiglia, fa da contrasto al corpo denso e grasso del vino rendendo la bevuta più dinamica ed estiva.

Ma non è un’estate fatta di bagni al mare e baci salati, ma una campestre passata tra biondeggianti spighe di grano e un leggero cicaleccio di sottofondo.

Manuel consiglia di berlo dopo una giornata di lavoro in ufficio, quando la cravatta si fa troppo stretta sul collo o i tacchi iniziano a far male e si avverte impellente il bisogno di aria.

Oppure prima di un concerto dei Metallica.

Meglio ancora se le due occasioni coincidono!  

 

Dovremmo imparare tutti da questo Vermentino, così mutevole e che non teme di esserlo, a prenderci la libertà essere noi stessi.

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