BOHEMIAN RHAPSODY: ANALISI SENSORIALE SONORA DI UN #INTENSO ORANGE WINE

Giuditta Padoan

Era il 1975 quando i Queen registrano Bohemian Rhapsody .

La scommessa era ambiziosa: far vivere l’esperienza magnifica e grandiosa di un’opera lirica, in un cd rock.

E’ con questi presupposti che nasce l’album A Night at the Opera, uno dei più brillanti esempi di sperimentazione alla stato puro nella storia della musica.

Ma si sa, sono disposti ad accettare il rischio solo i pazzi, i fuoriclasse o chi non ha niente da perdere e Freddie Mercury aveva tutti i requisiti.

Infatti, quando Ray Foster, dirigente della EMI, la casa discografica dei Queen, si  rifiuta di pubblicare la canzone da sei minuti Bohemian Rhapsody come singolo principale dell’album, perché ritenuta “troppo lunga” e “non adatta alle radio”, il gruppo dà una risposta che lascia poco spazio alle interpretazioni e alle buone maniere.

Quelle isteriche folli reginette se ne sbattono di accettare i dettami l’etichetta più famosa d’Inghilterra e, lasciando lo studio, gli gridano:

“Passerai alla storia come l’uomo che ha perso i Queen”.

Freddie fa trasmettere in radio dal DJ Kenny Everett la canzone, che, nonostante le recensioni distruttive della critica, diventa un enorme successo e ad oggi risulta essere il singolo più scaricato al mondo.

A volte, nella vita, bisogna osare per vincere.

Come Cantina Bressan che nel produrre questo Carat, un #Intenso orange wine annata 2013, categoria normalmente bistrattata dalle carte di vini dei ristoranti, ha dato sfogo a tutta la sua creatività, infischiandosene delle regole.

Un bianco vinificato con le bucce, fatto fermentare con lieviti autoctoni in tini di legno aperti, lasciando carta bianca al famigerato ossigeno.

Sembra quasi un manuale su come non deve essere fatto un bianco.

Ma, quando conosci il mestiere, non segui gli schemi. Li crei.

E com’è il risultato? È come Bohemian Rhapsody: uno stupefacente capolavoro.

Analisi Tecnica

L’arancione, quasi surreale, ti strega come le voci d’ingresso dei Queen. 

Ipnotico e misterioso, come un canto di sirene, è inquietante e magnetico allo stesso tempo ma quando lo odori, abbandoni ogni timore. 

Si intona un “MAMA” così dolce e lungo su quella nota di pesca e albicocca secca, che non hai voglia di stare in nessun altro posto al mondo, se non, in quel calice.

Un bouquet edulcorato, che non nasconde, però, la sua profondità e complessità con quel tocco di mandorla amara come la voce graffiata e struggente di Freddie.

Ed eccoti lì, assorto nell’assolo di chitarra di Brian May, ad occhi chiusi, pronto ad abbandonarti in un passito dalla dolcezza infinita.

Poi lo assaggi e rimani di stucco. Freddie e il vino te la fanno sotto il naso!

Parte un pianoforte dispettoso che inscena un’ inaspettata operetta comica.

Allo stesso modo questo blend di Tocai Friulano, Malvasia e Ribolla Gialla ti sorprende con un gusto assolutamente secco che si alterna, in un gioco di eco,  tra un’acidità acuta, come i Galileo in falsetto di Roger Taylor , e un corpo rotondo e denso, come il GALILEO di risposta, grave e baritonale.

Il contrasto di generi musicali, così come quello tra naso e gusto, è così sconvolgente che diventa perfetto.

Ma attenzione! Non è semplice esibizionismo o il classico vino “da intenditori”.

Che poi, che palato avranno mai questi intenditori?

È semplice e diretto nella sua magniloquenza e con un sorso ti porta a teatro.

Forse non sarà il tuo genere ma, come ci insegna Julia Roberts in Pretty Woman, ascoltare un’opera lirica ti “aggroviglia le budella”, anche se, dopo questo articolo sono sicura che direbbe:

Leggi. Ascolta. Bevi.

A voi piacciono gli Orange Wine? Avete qualcuno da suggerirmi che vi ha colpito?