DALLE LANGHE ALL’AMERICA: LA STORIA DEL ROSSO ITALIANO PIÙ BUONO DEL MONDO E DEL SUO PRODUTTORE

Giuditta Padoan

Vittorio Adriano basarin 2016

Ero a Cascina Cuccagna per un Wineshow quando ho conosciuto “Basarin”, un Barbaresco Riserva annata 2016, e il suo produttore, Vittorio Adriano.

E ho subito capito che non poteva essere altrimenti.

È un vino che parla così tanto di lui, che è così tanto lui, che solo bevendolo l’impressione sarebbe stata quella di aver scambiato quattro chiacchiere con Vittorio.

Un Barbaresco estremamente elegante in bocca, quanto sincero. Non è un tipo dai modi affettati né tantomeno pomposi (l’uso del legno non è assolutamente invadente al naso), è un signore per natura. Proprio come il suo produttore, che a dispetto di quelle manone ruvide, ha il cuore gentile di chi ha un’autentica passione per il proprio lavoro e per i suoi vini. Mi ha confessato infatti che non è per mancanza di umiltà che non si avvale di un consulente enologico in cantina, ma proprio perché ritiene fondamentale che in ogni fibra di quei vini ci sia la sua firma, un pezzo della storia della famiglia Adriano che da più di un secolo produce uva in Langa.

Benché il tannino già morbido di questo rosso #Saggio colpisce per la delicatezza, quello che veramente incanta è il profumo.

Come mi ha insegnato a dire lui, infatti, il vitigno Nebbiolo, soprattutto nelle versioni invecchiate come Barbaresco o Barolo, si degusta con il naso…e con il cuore aggiungo io. Perché di Barbaresco buoni ne ho assaggiati tanti, però questo mi ha proprio rapita per immediatezza e pulizia.

Per Vittorio questo vino ha un significato particolare.

Il Basarìn 2016, che prende il nome dal Cru omonimo della zona di Neive, è stato considerato nel 2019 da Wine Enthusiast, la famosa rivista enologica made in Usa, non solo uno dei 100 vini più buoni del mondo, ma si è classificato come sesto in assoluto e primo rispetto agli altri rossi italiani.

Per tanti potrebbe sembrare una semplice classifica, un premio come molti altri.

Per Vittorio e suo fratello Marco, che lo aiuta occupandosi della vigna, invece, è stato il coronamento di una vita spesa con passione e dedizione. Il riconoscimento che ti dice che ce l’hai fatta, che ribadisce che tutte le scelte prese, dalle più coraggiose – come decidere una volta per tutte, 25 anni fa, di iniziare a produrre vino con la propria uva – a quelle più naturali – come smettere di fare consulenza agronomica per altre aziende – sono state quelle giuste.

Per l’azienda e per la famiglia.

Infatti il primo con cui ha voluto condividere questa immensa soddisfazione non è stato il mondo dei social, ma suo padre.

Immaginate la reazione di un uomo, un po’ avanti negli anni, abituato a vivere in Langa, sentirsi dire:

Papà, il tuo Basarin è il sesto vino più buono del mondo!

Sapere che una delle sue bottiglie aveva valicato i confini circoscritti da quelle colline, attraversato paesi, oceani e, dopo essere arrivata sul tavolo di degustazione di una delle più prestigiose commissioni americane, aver stregato tutti.

Roba da diventarci pazzi se ci si pensa.

Tornando a me, a quel primo calice a Cascina Cuccagna, per fortuna, ne sono seguiti tanti altri e mi auguro proprio che questa conoscenza si possa trasformare in una vera amicizia nel tempo.

Perché a me, così come a tutti quelli che lo conoscono, piace poter dire: sono amica di Vittorio.

Vi dò una notizia…. lo potrete conoscere anche voi al nostro prossimo Wineshow Degustazione in Maschera!!!

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