Vento di Maremma: un Sangiovese #Afrodisiaco che si crede un buttero

Giuditta Padoan

Forse non tutti sanno che il buttero è la versione nostrana, anzi maremmana, del cowboy americano.

Sempre a cavallo, a spasso per i campi o alla guida di mandrie durante la transumanza, conosce la sua terra a menadito, acro per acro.

E da bravo uomo di campagna, sa che non c’è modo migliore di descrivere la sua amata terra se non con un odore. 

Per questo, al solo annusare un calice di Tiaso della cantina omonima, un Sangiovese in purezza della provincia di Scansano, uno del luogo non avrebbe dubbi nell’ esclamare: 

“Deh, ‘un ci piove, codesto è il vino del Diamanti!”

Con la stessa semplicità e autenticità di un quadro del Fattori, il Macchiaiolo livornese, questo Sangiovese ti racconta, in poche ma nitide pennellate, leggermente polverose, la macchia mediterranea in estate: il sole che picchia su una terra tanto verde quanto siccitosa, dove le erbe aromatiche, rosmarino, ginepro, salvia e alloro, esistono solo in versione concentrata ed esplosiva. 

Se la morbidezza e la dolcezza alcolica ricordano il calore di questa terra, un’ acidità leggera, ma ritmica, ti fa venire in mente il frinire lontano delle cicale durante le notti estive.

È un vino sincero, dai modi genuini e leggermente riservato: lo devi far roteare nel bicchiere, prima che sprigioni tutti i suoi aromi.

Ma quando si dichiara lo fa senza riserve, in modo selvaggio e passionale. 

Se dovessi dargli un volto, me lo raffiguro come Tristan, il profondo e affascinante Brad Pitt in “Vento di Passioni”.

Anche se con un carattere, da come avrete intuito, decisamente #Afrodisiaco, perché morbido e suadente in bocca e speziato al naso, questo Sangiovese non è certo un farfallone che ci prova con tutte. Uno senza struttura, per intenderci. 

Non sarà sofisticato, ma quando ti avvolge deciso il palato, con quel sapore di more selvatiche, abbandoni ogni tua resistenza e ti lasci andare a questo danzante Tiaso, che più che avere le sembianze dello sfrenato ballo dionisiaco, rassomiglia a un lento, con un sottofondo country suonato, in acustica, da Bruce Springsteen in persona.

Che dire la maremma è un’esperienza da provare sulla propria pelle e con le proprie narici, ma questo vino ne è sicuramente una buona anticipazione. 

Soprattutto se si accompagna ad un Peposo di cinghiale, uno spezzatino succulento e profumato ideale da mangiare con polenta o con del radicchio alla brace condito con olio e pepe (questo abbinamento ce l’ha suggerita Fausto, il produttore!)

È proprio il caso di dirlo: Maremma che Sangiovese! 

L’abbiamo assaggiato al WINE SHOW Sangiovese e i suoi fratelli, ecco cosa è successo!